Stamattina, in provincia di Caserta, i Carabinieri della Compagnia di Maddaloni hanno dato esecuzione a una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica
di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 4 persone (tutte di nazionalità italiana) ritenute responsabili di violenza privata aggravata e continuata in concorso e detenzione e porto di arma da fuoco aggravati dal metodo mafioso.
L’attività d’indagine, condotta dal personale del Nucleo Operativo della Compagnia tra il mese di aprile e il mese di giugno 2026, ha permesso di ricostruire plurimi episodi di intimidazione, violenza e minacce posti in essere nei confronti di un ex collaboratore di giustizia e dei suoi familiari.
L’indagine è partita dalla denuncia presentata il 5 maggio 2026 da Gennaro Silvestri, ex affiliato al clan Sacco-Bocchetti. In passato il pluripregiudicato aveva collaborato con la DDA di Napoli nell’ambito di un percorso finito nel 2019. Dopo gli episodi denunciati, Silvestri ha lasciato la Campania insieme alla famiglia trasferendosi in un’altra regione, dove ha formalizzato la denuncia come riporta Il Corriere del Mezzogiorno.
Le minacce all’ex pentito
“Ora te ne devi andare, pentito di m…, prima che ti spariamo”: ha ricevuto chiare minacce di morte l’ex collaboratore di giustizia preso di mira dalle quattro persone arrestate in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli Mariano Sorrentino. Le minacce sono state proferite la mattina del 2 maggio scorso ma il giorno prima era stata avvicinata anche la compagna dell’ex pentito, che era con il figlio piccolo: “Anche tu e tuo figlio ve ne dovete andare da Maddaloni, sei la compagna di un pentito…altrimenti ce la prendiamo con te“.
La spedizione punitiva
In particolare, la meticolosa attività investigativa, supportata da servizi di osservazione, controllo e pedinamento, analisi delle immagini di videosorveglianza pubblici e privati e acquisizione di dichiarazioni testimoniali, ha consentito di accertare che gli indagati si sarebbero recati presso l’abitazione della vittima costringendola, mediante gravi minacce e dopo averla colpita al volto con il calcio di un’arma da fuoco, ad abbandonare l’abitazione insieme al proprio nucleo familiare e a trasferirsi fuori regione.
Successivamente, analoghe minacce sarebbero state rivolte ai parenti al fine di fargli accettare denaro in contanti, di
valore simbolico, per l’occupazione abusiva dell’immobile da parte di altri soggetti. I provvedimenti eseguiti sono misure cautelari disposte in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari degli stessi sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunte innocenti fino a sentenza definitiva.
