Aveva rifiutato di cedere ai Di Lauro il suo bar, ubicato alla rotonda di Arzano, e per tale motivo era stato costretto dagli stessi a pagare 70mila euro in rate mensili da mille euro ciascuna, garantite da altrettante cambiali che la vittima ha dovuto sottoscrivere e consegnare ai rei. Ogni qualvolta la vittima pagava una rata si vedeva restituita una cambiale che quindi fungeva da garanzia per il pagamento stesso. Un vero e proprio calvario protrattosi fino al luglio 2022 allorquando l’uomo ha deciso di cedere l’attività, pensando che potesse cessare l’imposizione. Ma ciò non avveniva. Infatti, nel mese di gennaio 2023, quando lo stesso ha aperto un altro bar in un’altra zona di Arzano, i suoi estorsori sono tornati alla carica, chiedendogli nuovamente la quota estorsiva e minacciandolo di morte al suo rifiuto. Con queste accuse questa mattina i carabinieri del Ros e della compagnia di Casoria hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare ai danni di Vincenzo Di Lauro, ai suoi luogotenenti Umberto Lamonica, Giovanni Cortese, Mario Cortese (figlio di Giovanni) e Gennaro Bizzarro.
Il racconto dell’imprenditore: così veniva vessato dai Di Lauro
Neanche il rendersi irreperibile e aprire un’altra attività era dunque servita all’uomo per liberarsi dalla ‘cappa’ asfissiante del clan. A raccontarlo in sede di denuncia lo stesso imprenditore che ha spiegato agli inquirenti come è iniziata l’attività estorsiva spiegando che uno dei membri del clan, Giovanni Cortese ‘o cavallaro, arrivò a minacciarlo con una videochiamata:«Dopo un paio di mesi, dopo l’estate 2020, come ho già riferito in sede di denuncia vennero da me nel bar Mario Cortese e Gennaro Bizzarro e con una videochiamata mi fecero parlare con Giovanni Cortese, padre di Mario, che io conosco. Questi disse “fratello ma lutto bene? ti sei preso il locale mio? Io lo dovevo aprire a mio figlio. Ti abbiamo sempre detto che il bar non lo dovevi aptire….vedi che Gennaio e mio figlio ora di fanno una imbasciata”, e chiuse la telefonata Confermo — dopo aver ricevuto lettura della mia denuncia — che Cortese disse “fratè, o bar è ‘o nuost, quatti’ è avè pe te ne ì a cui flint?’ Mi riporto a quanto ho denunciato, precisando che sono molto agitato, perché ho molta paura dei Di Lauro. Confermo che in questa occasione disse che se non avessi dato i soldi, mi avrebbe fatto saltare in aria (“o si no t’ facimm zumpà in aria”)». Come viene ricostruito nell’ordinanza eseguita questa mattina al rifiuto dell’uomo di cedere il locale in cambio di una somma di denaro, seguì una “trattativa” con i due concorrenti presenti che si concluse con l’imposizione all’imprenditore di pagare 70mila euro in rate mensili da mille ciascuna, garantite da altrettante cambiali.
Il racconto prosegue
«Chiusa la videochiamata, parlai con Bizzarro e Mario Cortese, ai quali ribadii che non volevo cedere l’attività. Costoro mi dissero che per continuare a lavorare dovevo dare 70mila euro lo dissi che non li avevo, e allora Bizzarro mi disse “ti faccio un regalo, domani mi fai 70 cambiali e mi dai la somma a mille euro al mese, mi raccomando devi essere preciso”. Il giorno dopo gli consegnai le cambiali, come ho detto, già firmate. Non ricordo se c’era anche Mario Cortese alla consegna delle cambiali, ricordo con certezza solo Gennaro Bizzarro, al quale dissi che le cambiali erano di meno (per la rabbia, alcune le avevo strappate), lui mi disse che mi avrebbe fatto sapere se c’erano problemi, ma non mi hanno fatto sapere più niente».
