Rapinò un distributore di benzina a Giugliano, arrestato grazie all’esame del dna

Rapinò un distributore di benzina a Giugliano, arrestato grazie all’esame del dna. I carabinieri della stazione di Varcaturo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in nei confronti di Giovanni Mormile. Il 21enne di Pozzuoli è gravemente indiziato per il reato di rapina aggravata e continuata in concorso. Indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord.

L’uomo è ritenuto responsabile di due rapine commesse il 21 novembre 2017. Rispettivamente ai danni di un distributore di benzina di Giugliano in Campania e di un supermercato di Quarto Flegreo. Le indagini avevano già portato all’arresto del complice Antonio Rinaldi, 27enne di Pozzuoli.

Mormile è stato scoperto anche grazie ad una traccia di DNA rilevata nel casco indossato durante i colpi. Infatti era stato abbandonato durante la fuga e rinvenuto e sequestrato dai carabinieri. I due entrarono in azione a bordo di un Honda Sh 300.

L’ARRESTO DI RINALDI NEL ASSALTO AL DISTRIBUTORE DI BENZINA

Il 26 aprile 2018 i carabinieri della stazione di Varcaturo, diretti dal maresciallo Procolo Petrungaro, coordinati dal capitano De Lise, dopo indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa a carico Antonio Rinaldi (già detenuto). Il giovane di Pozzuoli era gravemente indiziato di 2 rapine a mano armata commesse il 21.11.2017 ai danni di un distributore di carburanti Eco Gpl in via Ripuaria e di un supermercato di Quarto . Insieme al complice si era impossessato di 1.800 euro.

Le indagini, partite nell’immediatezza, avevano consentito di risalire nel giro di 48 ore al 25enne che era stato sottoposto a fermo  per la prima rapina e associato al carcere di Poggioreale. Ulteriore attività investigativa espletata nel tempo ha consentito di risalire ad un’altra rapina, a distanza di 15 minuti dalla commissione della prima rapina (quella al distributore) avevano commessa anche quella al supermercato. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza delle due attività li riprendono durante i fatti. Indossano gli stessi indumenti e caschi in entrambe le occasioni e utilizzano lo stesso scooter con targa smontata.

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