Guerra di camorra a Miano, chi sono le famiglie che vogliono prendersi il rione

La divisione va avanti già da un paio di anni. E cioè da quando con il pentimento di Carlo Lo Russo e le uccisioni dei due Nappello e di Biagio Palumbo e Antonio Mele il quartiere si è sfaldato. Una Miano divisa in due come già anticipato da Internapoli. Solo che ai Nappello e ai vecchi ras che avevano tentato di subentrare ai Lo Russo adesso ci sono gruppi di ‘scontenti’ ossia personaggi che direttamente o indirettamente si sono sentiti ‘traditi’ dai ‘capitoni’, famiglie che vantano più di un esponente in galera sotterrato da anni e anni di carcere, nuclei familiari vivisezionati dagli interventi di Procura e forze dell’ordine che, anche grazie alle rivelazioni dei pentiti, sono riusciti a cancellare quel che restava del clan che ha retto le redini di questa parte di area nord per trent’anni. La situazione è al momento complicata. Da una parte infatti ci sono coloro che non hanno mai accettato il pentimento dei Lo Russo, ossia quella parte di famiglia che si è stretta intorno alle figure di Giuseppe e Domenico Lo Russo che mai hanno condiviso il percorso dei fratelli.

Dall’altro lato ci sono quei gruppi che si sono sentiti ‘traditi’ dai primi, come i Perfetto, i Cifrone, i Balzano, gli Scarpellini: sono loro, secondo le forze dell’ordine, ad aver lanciato una campagna di ‘apartheid’ contro gli ex capi con striscioni, scritte sui muri (‘Ztl Lo Russo’) e continue minacce a chi in un modo o in un altro è legato al vecchio clan. Gli inquirenti che si occupano dell’area sanno che al momento non è facile delineare un quadro nitido della situazione criminale, quel che è certo è che il ferimento di Luigi Torino è la punta dell’iceberg, lo zenit di tensioni accumulatesi nei mesi. Forse il figlio del collaboratore di giustizia Salvatore ‘o gassusar (guarda caso una delle figure più fedeli a Giuseppe Lo Russo) aveva deciso di ritagliarsi spazi autonomi andandosi a scontrare proprio contro quei ceppi familiari che rivendicano il loro ruolo nel quartiere. Rione che, l’altra sera, ha conosciuto l’ennesimo capitolo di guerriglia urbana. E mentre c’è qualcuno che parla di lotta e flotta partenopea (si perdoni il giro di parole) a Miano c’è chi la guerra la fa davvero, sfacciatamente, rivendicando la sua ‘battaglia identitaria’ intrisa di violenza e terrore.