I carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di tre persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di omicidio nonché di detenzione e porto illegali di arma comune da sparo, delitti aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan camorristico Luongo – Covone – Aloia. In particolare, gli indagati avrebbero preso parte -in qualità rispettivamente di mandanti ed esecutori- all’omicidio di Ottavio Colalongo avvenuto in Scisciano il 17 dicembre 2025, realizzato per assicurare il controllo delle piazze di spaccio sul territorio in contrapposizione al gruppo criminale dei Filippini. Ottavio Colalongo fu freddato dai killer in strada in via Garibaldi a Scisciano. Il 48enne viaggiava a bordo della sua Honda quando fu raggiunto da Antonio Aloia e Eduardo Polverino. Dopo aver fatto cadere l’uomo dallo scooter, lo giustiziarono esplodendo diversi colpi di pistola al volto della vittima.
L’indagine sull’omicidio Calalongo
Per gli inquirenti l’omicidio è maturato nell’ambito di un regolamento di conti tra il clan Filippini e l’alleanza criminale formata dalle famiglie Luongo-Covone-Aloia. Secondo le indagini della DDA di Napoli la vittima è stata legata al clan di San Vitaliano. Al centro della contesa criminale ci sarebbero stati il controllo delle estorsioni e delle piazze di spaccio. I primi rilievi sul raid armati sono stati condotti dai carabinieri di Castello di Cisterna che hanno subito acquisito le immagini degli impianti di videosorveglianza grazie alle quali è stato possibile ricostruire la tentata fuga di Colalongo e l’esecuzione dell’agguato. La Procura di Napoli ha accusato Nicola Luongo e Antonio Covone di essere i mandanti dell’omicidio, mentre Polverino e Aloia sono ritenuti gli esecutori materiali.
Omicidio di camorra, identificati i mandanti e i killer dei clan

