“I bambini non si toccano” la falsa regola della camorra e i nomi delle sue vittime

I bimbi uccisi dalla camorra

Il ferimento di Noemi ha riportato al centro del dibattito una vecchia e falsa regola della criminalità organizzata: “I bambini non si toccano”. La camorra ha ucciso già ucciso altre volte e ha di fatto violato una ‘regola d’onore’ che è servita ai boss per dimostrare in modo meschino un volto umanitario.

Il caso più recente riguarda l’omicidio di Annalisa Durante nel quartiere di Forcella, morta il 27 marzo 2004 in una sparatoria tra i sicari e il boss Salvatore Giuliano detto ‘o Russ. La ragazza si trovò sulla traiettoria dei colpi sparati e un
proiettile le trafisse l’occhio e le devastò il cervello. Dopo tre giorni di coma
irreversibile, con una macchina che le pompava ossigeno nei polmoni, morì.

Nunzio Pandolfi è stato ucciso dalla camorra a soli due anni. L’agguato fu condotto nel rione Sanità nel 18 maggio del 1990: il piccolo era in braccio a papà Gennaro, vero bersaglio dei criminali poichè ritenuto fedelissimo di Luigi Giuliano, oggi collaboratore di giustizia.

Il 15 novembre del 1994 viene ucciso Gioacchino Costanzo a Somma Vesuviana. Il bimbo aveva 2 anni quando fu vittima di un agguato di camorra. L’obiettivo dei sicari era il contrabbandiere legato al clan d’Aviso Giuseppe Averaimo, che solitamente girava con il bimbo in braccio sperando nell’inesistente pietà dei killer

Un’altra vittima innocente è Valentina Terracciano, uccisa il 12 novembre del 2000. La bambina di 2 anni si trovava in braccio ai genitori nel negozio dei fiori di zio Fausto: quattro killer sono entrati in azione ed hanno cominciato a sparare. L’obiettivo dell’agguato era il boss emergente Domenico Arlistico.

Rosa Visone viene uccisa da un colpo vagante l’8 gennaio 1982 a Torre Annunziata. La sedicenne sta camminando per le strade di Torre Annunziata quando fu colpita a morte da una pallottola vagante. Prima a poca distanza una pattuglia dei carabinieri effettuò un fermo su un’auto in cui c’erano 4 camorristi del clan Cutolo, che iniziarono a sparare. In quella circostanza oltre alla giovane Visione rimase ucciso il maresciallo dei Carabinieri Luigi Alessi.

Il 29 maggio 1982, quando venne barbaramente uccisa a Cava dei Tirreni (Salerno) Simonetta Lamberti: aveva appena dieci anni. Era figlia di Alfonso Lamberti, procuratore capo della Repubblica che allora lavorava presso il tribunale di Sala Consilina e che con il suo lavoro ha contribuito notevolmente alla lotta alla criminalità. Simonetta tornava dal mare in compagnia del padre, la loro macchina venne affiancata da un altra con a bordo i sicari che fecero fuoco. Sbagliarono obiettivo. Il magistrato, nell’agguato, rimase solo ferito ma la piccola morì, raggiunta da un proiettile in pieno volto.

Luigi Cangiano, dieci anni appena, rimase ucciso il 15 luglio 1982 nel Rione Siberia, vittima di un proiettile vagante. Il bambino in quel momento era intento a giocare con gli amici, non pensava di potersi trovare nel bel mezzo di un conflitto a fuoco ingaggiato tra la polizia ed una banda di spacciatori locali.

Fabio De Pandi, il bambino di soli 11 anni ucciso da una pallottola vagante il 21 luglio del 1991 a Napoli nel Rione Traiano durante un conflitto a fuoco tra clan camorristici rivali, da una parte i Puccinelli, a cui apparteneva Rey, dall’altro i Perrella.  Fabio stava tranquillamente passeggiando in compagnia dei genitori e della sorellina per le strade del Rione Traiano, alla periferia occidentale di Napoli. Trovandosi sotto i colpi incrociati, sparati dalle bande avverse, il ragazzo tentò di ripararsi nella macchina dei genitori ma venne colpito alla schiena da una pallottola. Il colpo mortale in realtà era destinato a Mario Perrella, boss del clan del Rione Traiano oggi pentito. Il 10 Aprile 2003 Umberto Marchese, un pregiudicato legato al clan Puccinelli, venne giudicato colpevole per l’omicidio del bambino.

Il 26 gennaio 1997 Ciro Zirpoli viene sparato al petto da due killer in moto ad Ercolano.
Ciro, 16enne, è figlio di Leonardo Zirpoli, uno dei più importanti pentiti di camorra e nipote di Salvatore Zirpoli, impegnato anche lui da tempo a rivelare ai magistrati napoletani gli interessi clandestini del clan Ascione di Ercolano. Non solo, le loro rivelazioni hanno permesso alla Procura della Repubblica di Napoli di avviare altre tre inchieste nei confronti dei clan Cozzolino, Vollaro ed Abbate che operano tra il territorio di San Giorgio a Cremano e Torre del Greco. Con il proseguire delle indagini le dichiarazioni dei pentiti hanno consentito di risalire ai rapporti di connivenza della camorra con le forze dell’ordine: 19 poliziotti arrestati, alti dirigenti indagati, il vice questore Sossio Costanzo dirigente della squadra mobile napoletana è prima arrestato e poi assolto.