I ‘fantasmi’ di Marco Di Lauro, così il superboss è riuscito a scappare allo Stato per 15 anni

Meccanici, elettrauti ed elettricisti, ma anche albergatori: era fatta di gente comune ed insospettabili la rete di protezione che ha coperto per 15 anni la latitanza del boss Marco Di Lauro. Due dei destinatari delle misure cautelari emesse dal gip di Napoli Luana Romano su richiesta della DDA (pm De Marco), notificate dai carabinieri a presunti appartenenti ai clan Di Lauro e Vanella Grassi Di Secondigliano, erano residenti all’estero: si tratta Di Pasquale Diano (a cui è stato notificato l’arresto in carcere) e di un altro indagato. Abitavano rispettivamente a Pefka (Salonicco), in Grecia, e a Parigi. Secondo gli inquirenti della Procura di Napoli a loro i vertici del clan avevano demandato il compito di riciclare in loco i proventi illeciti del clan frutto delle cosiddette “attività a bassa intensità”, come la vendita dei prodotti contraffatti e delle sigarette di contrabbando. 

Nell’officina di un elettrauto del Napoletano, di proprietà di un altro dei destinatari delle misure cautelari, Antonio Puzone (a cui si contesta il concorso esterno in associazione camorristica), invece, ripulivano soldi sporchi all’estero. A Puzone proprio Marco Di Lauro in persona avrebbe chiesto una sistemazione logistica e un apporto concreto alla sua latitanza. E, secondo quanto emerge dalle intercettazioni, le vetture controllate finivano anche nella disponibilità del superlatitante

 

 

La gestione organizzativa della latitanza della ‘primula rossa’ Marco Di Lauro e la rinnovata intesa con la Vanella Grassi. C’è questo e molto altro nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri del Ros, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Napoli (pubblico ministero Maurizio De Marco) nei confronti di soggetti ritenuti affiliati al clan dei Di Lauro o appartenenti a consorterie criminali alleate, come la Vanella Grassi, che si sono adoperati a commettere delitti anche per conto dei Di Lauro. Le attività di indagine – fondate su dichiarazioni di collaboratori di giustizia, intercettazioni ed un’ampia messe di riscontri – hanno consentito di ricostruire l’organigramma del clan attuale e, soprattutto, l’evoluzione del ruolo di Marzo Di Lauro catturato lo scorso 2 marzo dopo quasi 15 anni di latitanza nonché l’articolazione militare ed in parte economica con il riciclaggio dei proventi illeciti.

 A gestire la sua latitanza, come ricostruito dalle pagine dell’inchiesta, c’era il ‘colonnello’ più fedele di ‘F4’, Salvatore Tamburrino, finito in prigione pure lui il 2 marzo scorso dopo avere ucciso la moglie Norina Matuozzo. Insieme a lui rispondono di associazione mafiosa Salvatore Di Lauro ‘Terremoto’, Vincenzo Gatta, Vincenzo Flaminio, Antonio Silvestro, Antonio Montanino (fratello di Fulvio Montanino) e Salvatore Aldo. Tra le persone colpite dal provvedimento cautelare c’è anche Antonio Puzone, titolare di un’officina meccanica a Casavatore: a lui è contestato il reato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso. Nella sua officina, secondo l’accusa, venivano ‘sistemate’ le macchine usate per gli spostamenti del capoclan. L’ordinanza, infine, ha colpito quattro esponente della Vanella Grassi e Case celesti in relazione all’agguato ai danni di Pasquale Spinelli e in cui rimasero feriti Gaetano Todisco, Gennaro Siviero e Ciro Silvestro.