Vincenzo D’Angelo è stato il marito di Teresa Bidognetti, figlia del boss Francesco Cicciotto, ed è il cugino di Costantino Russo. Alla luce dei suoi legami di sangue, il collaboratore di giustizia è riuscito a carpire informazioni importantissime sul clan dei Casalesi, che è stato duramente colpito nell’ultima indagine della Procura di Napoli, guidata da Nicola Gratteri. Appena viene a sapere della scelta di D’Angelo, Russo si sfoga al telefono: “Un macello proprio! Questi mi fanno acchiappare pure a me… Sì, perché quelli cominciano a dire che il bar è di quello… E poi ti faccio vedere, ti faccio vedere che combinano questi“.
Le attività del boss Russo
Nel gennaio 2023, D’Angelo ha parlato degli affari del figlio del boss Peppe ‘o Padrino: “Con riferimento a Costantino Russo ed alle attività da questi svolte voglio preliminarmente evidenziare che lo stesso è attualmente attivo nella gestione di plurime attività commerciali nella zona di Castel Volturno ed in agro di Casal di Principe. Si tratta di esercizi commerciali del tipo bar/ristorazione, sale da gioco, lidi balneari/piscine nei quali ha investito i denari accumulati dal padre sino all’anno 2020 circa. Tali attività sono gestite con i soldi del clan Russo e nell’interesse dello stesso. Non si tratta, invero, di beni personali, benché lo stesso tragga da tali attività la sua principale forma di sostentamento. Conosco tali informazioni sia perché ne abbiamo più volte parlato ed in particolare lo stesso Costantino mi ha riferito che in tali attività ha investito i soldi provento dell’attività illecita di famiglia. I proventi di siffatte attività sono in buona parte destinati all’organizzazione gestita allo stato dallo stesso Costantino Russo e da Lello Letizia, il primo potremmo dire per diritto di nascita, il secondo in ragione della lunga militanza come braccio destro di Giuseppe Russo detto ‘o padrino“.
Il blitz nella notte contro il clan dei Casalesi
Sono stati 200 gli uomini impiegati nella notte tra lunedì e martedì per l’operazione della Direzione investigativa antimafia di Napoli (coordinata dal capo centro Antono Galante) che ha consentito di sgominare l’organizzazione riconducibile al clan dei Casalesi. Obiettivo del blitz è stata l’attività di riciclaggio e autoriciclaggio dei soldi delle attività illecite attraverso almeno 14 aziende finite sotto sequestro. Il valore dei beni a cui sono stati apposti i sigilli si aggira sui due milioni di euro. “E’ stata documentata tutta la gamma dei tipici reati delle organizzazioni criminali – ha spiegato il procuratore di Napoli Gratteri durante la conferenza stampa – e riteniamo che il livello probatorio raccolto sia altissimo”.
La mafia casalese indirizzava il flusso del denaro “sporco” nel settore del turismo, ricreativo e ristorazione tra Aversa, Castel Volturno e Casal di Principe, e anche, in un caso, in provincia di Napoli. Tra i beni sequestrati anche gelaterie, bar in cui si potevano fare anche le scommesse, stabilimenti balneari tra Castel Volturno e Pineta Grande, orologi e anche, in un caso, 100mila euro in contanti. “Sono stati raggiunti tutti gli obiettivi dell’ordinanza e i sequestri operati stanotte sono stati importanti“, ha sottolineato il capo centro della Dia Antonio Galante.
Colpo al clan dei Casalesi, arresti contro la fazione Schiavone-Russo
“La personalità di Bidognetti”
“La mia appartenenza criminale al clan dei Casalesi si sugella con il fidanzamento prima ed il matrimonio poi con Teresa Bidognetti. Ho retto il clan Bidognetti sin dall’arresto di Giovanni Lubello del dicembre 2011. Di fatto ho iniziato ad interessarmi fattivamente agli affari del sodalizio nel corso dell’anno 2012… Voglio qui precisare che la mia partecipazione attiva al clan Bidognetti mi ha consentito di ben conoscere le vicende relative anche al gruppo Schiavone benché da ultimo i rapporti non fossero dei migliori, in ragione degli accordi intercorsi tra i due gruppi criminali; per tutti indico le ripartizioni degli affari legati al gioco d’azzardo, appannaggio degli Schiavone, e le onoranze funebri, appannaggio dei Bidognetti. Dal mio punto di vista i Bidognetti sono criminalmente superiori, tuttavia proprio i miei rapporti di famiglia con gli Schiavone mi hanno consentito di tenere sempre un canale aperto con costoro. Posso affermare senza timore di essere smentito che attualmente i Bidognetti hanno rapporti e strette alleanze con tutti, o quasi, i clan del napoletano. Il nome, la caratura e la personalità di Francesco Bidognetti è conosciuto in tutta Italia, ‘o Campagnuolo è un vero capo mafioso…“, queste le parole del pentito D’Angelo.

