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Il passaggio della pistola, la sparatoria e il proiettile vagante: così è stato ucciso Fabio Ascione

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Una pistola passata di mano sotto un giubbotto per sfuggire alle telecamere, poi la corsa in scooter e infine la sparatoria all’alba. È la ricostruzione contenuta nel decreto di fermo di Francesco Pio Autiero, ritenuto responsabile dell’omicidio di Fabio Ascione.

Secondo quanto emerge dagli atti, Ascione, una volta terminato il proprio turno di lavoro, intorno alle 3:47 del mattino, aveva raggiunto il Bar Lively dopo aver percorso a piedi viale Carlo Miranda. Poco più di un minuto dopo si era allontanato, incamminandosi verso la propria abitazione in via Vera Lombardi.

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All’esterno del locale, però, era presente un gruppo di circa dieci ragazzi. Tra questi, gli investigatori hanno identificato diversi soggetti, tra cui lo stesso Autiero,un vugino della vittima e altri giovani già individuati attraverso le immagini di videosorveglianza.

Il passaggio della pistola

Un passaggio chiave nella ricostruzione arriva alle 4:49. Le telecamere riprendono un cugino della vittima mentre si avvicina ai tavolini esterni insieme ad Autiero. In quel momento, secondo gli inquirenti, avverrebbe la consegna dell’arma.

La scena è ritenuta particolarmente significativa: il parente dello sfortunato Fabio Ascione avrebbe estratto una pistola nera, verosimilmente nascosta nella cintura, e l’avrebbe passata ad Autiero. Per evitare di essere ripreso, avrebbe aperto il giubbotto e, mettendosi di spalle alla telecamera, avrebbe creato una sorta di barriera visiva per coprire lo scambio.

Nonostante il tentativo, dalle immagini si noterebbe Autiero afferrare l’arma e impugnarla subito dopo.

La partenza e l’agguato

Poco dopo le 5, Autiero si intrattiene con i passeggeri di due auto ferme davanti al bar, una Peugeot blu e una Jeep Renegade bianca. Da quest’ultima scende un altro soggetto identificato dagli investigatori.

Subito dopo, Autiero sale su uno scooter Honda SH 300 insieme al 17enne K.V., che si mette alla guida. I due partono a forte velocità lungo viale Carlo Miranda.

È a questo punto che si consuma la sparatoria: alle 5:04 circa, lo scooter incrocia un Suv scuro, proveniente da Volla. Nel momento dell’incrocio, dalle immagini si vedono scintille compatibili con colpi d’arma da fuoco esplosi tra i passeggeri dei due veicoli. Secondo quanto raccolto dagli inquirenti, la sparatoria sarebbe stata frutto di un regolamento di conti tra Autiero ed un gruppetto di giovani provenienti da Volla.

Il panico davanti al bar

Le reazioni sono immediate. I presenti all’interno del bar si girano di scatto, mentre i ragazzi all’esterno si gettano a terra per ripararsi dai proiettili. Qualche minuto più tardi i due giovani a bordo dello scooter si sarebbero diretti verso la zona dei campetti, dove Ascione si trovava in compagnia di alcuni amici. Autiero sarebbe così sceso dal mezzo e raccontando la sparatoria avvenuta poco prima, avrebbe cacciato fuori la pistola, dalla quale, accidentalmente, sarebbe partito il proiettile che avrebbe colpito mortalmente Fabio.

Nei minuti successivi si scatena il caos: alcuni giovani salgono su auto e scooter e si allontanano rapidamente. Tra i veicoli, anche un’Audi A1 bianca che arriva poco dopo sul posto.

Secondo quanto riportato nel decreto, proprio quell’auto, seguita da altri scooter, avrebbe poi accompagnato Fabio Ascione al pronto soccorso dell’ospedale Villa Betania, dove il 20enne sarebbe morto poco più tardi.

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