Da Marco Di Lauro a Ciro Rinaldi ‘My way’: l’anno terribile della camorra napoletana

Due marzo 2019. E’ il giorno in cui cade l’ancien règime dei Di Lauro: Marco Di Lauro, superlatitante dal 2004 viene catturato in una palazzina posta al civico 324 di via Emilio Scaglione a Chiaiano. Il giorno dei tanti punti interrogativi legati a quanto accaduto poche ore prima a Melito dove Salvatore Tamburrino, una delle persone più vicine a ‘F4’, uccide la moglie Norina Matuozzo per poi consegnarsi spontaneamente alle forze dell’ordine accompagnato dal suo legale. Secondo indiscrezioni filtrate all’epoca la cattura di Tamburrino avrebbe fornito indirettamente agli investigatori la traccia decisiva per arrivare al suo capo. Nessuna dichiarazione diretta sia chiaro, nessuna ammissione anche se ad ‘aiutare’ indirettamente gli inquirenti sarebbero intervenute una serie di intercettazioni incrociate tra affiliati del Terzo Mondo che potrebbero aver fornito la ‘prova’ della presenza di Di Lauro junior nel covo di Chiaiano. Un effetto domino che ha però inaspettatamente portato alla cattura del quarto figlio di Paolo Di Lauro. Lo stesso questore di Napoli di allora, Antonio De Jesu, ebbe a dire:«C’è stata fibrillazione nel primo pomeriggio da parte dei nostri tecnici e da lì ci siamo mossi per arrestare Marco Di Lauro. Il resto è coperto da segreto». Una data iscritta nella storia della lotta alla criminalità.

Non mancano poi gli arresti eccellenti nella periferia est. Il primo e il più importante è senza dubbio Ciro Rinaldi ‘My way’, boss indiscusso del Rione Villa da anni in lotta contro i Mazzarella per il controllo delle piazze di spaccio dell’area orientale. Rinaldi viene catturato dai carabinieri a San Pietro a Patierno ad inizio febbraio: a suo carico ben due ordinanze, una per il duplice omicidio del boss Raffaele Cepparulo e dell’innocente Ciro Colonna, l’altra per l’omicidio di Vincenzo De Bernardo (affiliato al clan Mazzarella). Il padrino del rione Villa aveva fatto perdere le proprie tracce poco prima che la Corte di Cassazione si pronunciasse sul ricorso che la procura aveva presentato avverso la scarcerazione del boss per duplice omicidio. Dopo pochi mesi vengono poi catturati due dei suoi più fedeli ‘colonnelli’: Raffaele Oliviero e Sergio Grassia, catturati presso la spiaggia di Ardea mentre erano in compagnia dei loro familiari.

Anche gli acerrimi nemici dei Rinaldi, i Mazzarella, subiscono arresti. A partire da Franco Mazzarella ‘o parent, ritenuto capo indiscusso del clan che dal rione Luzzatti e dal Mercato è arrivato fino a San Giorgio a Cremano. Stessa sorte per uno dei suoi uomini più fedeli, Umberto Luongo, catturato in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in relazione all’omicidio di Luigi Mignano, avvenuto in aprile davanti alla scuola Vittorino da Feltre al rione Villa. Qualche settimana fa a finire in manette per quel delitto è stato l’ultimo componente del commando, Pasquale Ariosto ‘o guercio. L’arresto, eseguito in forza di un provvedimento restrittivo emesso dal Tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea chiude il cerchio investigativo che già il 4 maggio scorso portò al fermo di sette affiliati al clan D’Amico, costola del gruppo camorristico Mazzarella. Ariosto, di San Giorgio a Cremano, è stato individuato in una palazzina popolare di Viale della Resistenza a Scampia e subito portato nel carcere di Secondigliano.

A maggio un’altra vittoria delle forze dell’ordine quando in una villetta di Afragola i carabinieri arrestano il latitante Giuseppe Monfregolo, classe 1988 e capo della costola della ‘167 di Arzano’del clan Amato-Pagano. Per gli investigatori l’uomo avrebbe gestito affari anche a Caivano dove il suo gruppo (un tempo guidato da Renato Napoleone e Pasquale e Pietro Cristiano) avrebbe ‘strettissimi contatti’ con le cosche locali. Sempre nell’area nord a novembre viene catturato a Melito Federico Rapprese, esponente del clan Ranucci inserito nell’elenco dei ‘latitanti più pericolosi’. Preso nonostante il tentativo di fuga sul tetto dell’edificio dove aveva trovato rifugio.

L’ultimo dell’elenco è Gennaro Annunziata, 53enne del rione Traiano, arrestato dai carabinieri a Castel Volturno prima del pranzo di Natale. Nascosto in un appartamento del comune del litorale domizio, dove erano anche i familiari, Annunziata era latitante dall’agosto del 2017.