“Le imbasciate dal carcere di Ciccio e Peppe Mallardo, così diedero la reggenza a Biagio ‘o chiacchiarone”

Comandavano anche dal carcere, facendo arrivare le ‘imbasciate’ attraverso messaggi criptati. Questo uno dei metodi con cui Ciccio e Peppe Mallardo continuavano a gestire i loro affari illeciti. A svelare il retroscena è il pentito Giuliano Pirozzi nel processo col rito Ordinario che vede alla sbarra presunti prestanome della cosca di Giugliano, accusati di aver riciclato ed effettuato investimenti in Toscana per conto dell’organizzazione criminale.

Le dichiarazioni di Giuliano Pirozzi

“Tutte le attività che nascevano, che erano controllate dal clan Mallardo logicamente ci voleva il benestare di Ciccio e di Giuseppe Mallardo. Lo so bene perché anche quando stavano in carcere loro riuscivano a mandare messaggi criptati attraverso le moglie o i familiari o gli avvocati, e questi messaggi arrivavano a noi affiliati, soprattutto anche quando si dovevano fare dei cambi di reggenza cosa molto difficile perché loro ci tenevano tanto a mettere persone di loro fiducia, quindi attraverso formule criptate. Ad esempio quando dovevano dare la reggenza a Micillo Biagio, detto ‘o chiacchierone, l’Avvocato…nel colloquio fu detto che “Sti pentiti sono tutti chiacchieruni, non li pensate, tutti chiacchieruni!”, proprio per far capire e criptare che la reggenza doveva essere affidata a Mallardo Biagio detto ‘o chiacchierone. Questo è uno dei tanti esempi che si può portare attraverso i messaggi criptati che arrivavano dal carcere”. 

Il processo

Nella prossima udienza del 3 maggio saranno ascoltati gli investigatori della Squadra Mobile di Firenze che hanno condotto le indagini.

Nel collegio difensivo gli avvocati Vincenzo Maiello, Paolo Trofino, Mario Bruno, Raffaele Costanzo, Michele Giametta, Francesco Smarrazzo, Biagio Borretti, Giovanni Nappa, Luigi Poziello, Marco Sepe e Giampaolo Schettino.