Napoli. Anna morta dopo la febbre alta, lettera da brividi della famiglia: “Ci hanno abbandonato, si poteva evitare”

Una lettera toccante da parte di una donna che racconta la storia della sua famiglia a Napoli riguardo la questione coronavirus. Racconta dei ritardi dei soccorsi, dell’abbandono, del dramma e della perdita della sua cara cognata Anna, residente nel quartiere Mercato a Napoli, morta probabilmente per Covid-19.
“Sono oggi qui a scrivere, nonostante  il dolore per ciò che è accaduto  alla mia famiglia , per raccontare la mia storia.
Tutto ha inizio il 17 marzo quando sia mia cognata che mio fratello dopo tre giorni di febbre e dopo che nonostante gli aiuti chiesti alle strutture sanitarie non ottenevano alcuna risposta concreta, si vedono costretti a recarsi con la propria autovettura presso l’ospedale il Cotugno.
Mia cognata aveva una forte febbre, mentre mio fratello aveva tosse e febbre. Recatisi al Cotugno decidono di fare il tampone solo a mio fratello in quanto aveva tutti i sintomi da coronavirus, mentre a mia cognata decidono di non sottoporla al tampone in quanto aveva soltanto la febbre.
Il giorno 19 marzo ci arriva la notizia che mio fratello era positivo al coronavirus ; a seguito di tale positività  il 118 viene a prelevare mio fratello affinchè potesse essere ricoverato in un’apposita struttura ospedaliera.
Tuttavia mio fratello viene tenuto per circa 4 ore in un ambulanza poiché tutte le strutture erano piene finchè si trova , finalmente, un posto all’ospedale di Loreto a Mare dove viene appunto ricoverato.
Giunto in ospedale subito si rendono conto della gravità della situazione e mio fratello viene intubato.
Nel frattempo mia cognata continua ad avere la febbre, per cui preoccupati decidiamo di insistere nel chiamare i dovuti numeri telefonici previsti in caso di emergenza.
Il giorno 23 Marzo mia cognata si aggrava, oltre alla febbre compare la tosse e notiamo diventare le sue labbra violastre.
Preoccupata chiamo il centro di emergenza e questi chiede di parlare con mia cognata.
Contattata mia cognata il centro d’emergenza ci comunica che in realtà lei respira bene e non ci sono presupposti per un eventuale ricovero o tampone.
Il 24 Marzo,poiché la situazione  non migliorava , decidiamo di chiamare nuovamente il 118 .
Contattiamo  il 118 verso le ore 10 del mattino fino a quando alle ore 17 finalmente decidono di venire a prendere mia cognata.
Arrivati nell’abitazione di mia cognata trovano la stessa con una saturazione pari a 55.
Mia cognata viene portata in ospedale e dopo all’incirca mezz’ora ci arriva una telefonata in cui ci viene  comunicato che la stessa era molto grave.
Dopo poco tempo mia cognata muore.
Ad oggi non sappiamo ancora la causa del decesso, in quanto non è stata mai data la possibilità a mia cognata di poter effettuare il tampone.
Voglio precisare che nello stesso nucleo familiare di mia cognata e mio fratello vivono ancora la figlia, il marito è un bimbo di 15 mesi che hanno deciso ,nonostante il dolore,e per senso civico di mettersi autonomamente in quarantena.
Nessuna chiamata, nessun aiuto è mai arrivato alla famiglia, nessuno gli ha imposto di stare in quarantena o tantomeno ha comunicato loro come devono comportarsi.
È stata lasciata un’intera famiglia in balia delle onde, completamente abbandonati a loro stessi senza la possibilità di essere aiutati da chi di dovere.
Voglio dare merito ai nostri medici che hanno cercato in tutti i modi di salvare l’irreparabile, hanno cercato di salvare mia cognata ma purtroppo questo non è stato possibile essendo lei arrivata in ospedale ormai in una situazione gravissima.
Mia cognata aveva soltanto 55 anni, era giovane, era madre ed era nonna, aveva ancora una vita davanti.
Era una donna di grande senso di responsabilità, infatti, nonostante le sue gravi condizioni fisiche non è mai andata in ospedale perché voleva evitare che altre persone potessero essere contagiate nell’eventualità in cui fosse stata positiva al coronavirus.
Nonostante mia cognata sia ormai morta, ad’oggi, purtroppo, ancora nessuna struttura o chi di dovere ha contattato la famiglia o si è interessata di tale situazione.
Sarà la rabbia a farmi parlare ma io mi chiedo tutto questo poteva essere evitato? mia cognata poteva essere salvata? Il sistema , la prassi era questa? Si lascia un,intera famiglia ed una donna malata in questo modo ?”