Malika Ayane e Malika Chalhy
Malika Ayane vittima di insulti. Non erano rivolti a lei ma a Malika Chalhy, errore di omonimia.

La cantante Malika Ayane insultata sui social perché scambiata per Malika Chalhy, ragazza al centro di un caso di cronaca. Molti si sono accorti dell’errore di omonimia ricevendo anche espressioni di solidarietà. La risposta della cantante è arrivata immediatamente: ”La Malika che cercate non sono io”.

Il caso Malika Chalhy

Dopo aver avuto un incontro ed un intervista con Selvaggia Lucarelli, Malika Chalhy ha fatto discutere molto. La ragazza è stata vittima di una brutta vicenda di omofobia in famiglia con i genitori che l’hanno cacciata di casa. Malika ha ricevuto tanta solidarietà, infatti per lei è stata fatta una doppia raccolta fondi con il risultato finale di 150 mila euro. La giovane 22enne, però, si ritrova adesso a far ‘spese’ con un mare di polemiche dopo aver dichiarato di aver speso una parte di soldi delle raccolte fondi per acquistare un’auto di lusso e altri beni non di prima necessità come un bulldog da 2.500 euro. ”Volevo togliermi uno sfizio”, così si è scusata Malika Chalhy.

L’errore di omonimia, Malika Ayane bersagliata

Per tutto l’arco della giornata di ieri, Malika Ayane è rimasta vittima di leoni da tastiera che hanno fatto una confusione di identità con Malika Chalhy. Tramite il suo profilo twitter ha infatti scritto: ”Cari #fulminidiguerra che mi intasate la mail ed i social con insulti o espressioni di solidarietà, ho una notizia per voi: la Malika che cercate non sono io”. Ha dichiarato la nota artista. ”Incredibile che nel 2021 ci siano più donne con lo stesso nome, eh? Che poi, se volete mandare messaggi d’amore siete i benvenuti, se d’odio un po’ meno ma avrete le vostre ragioni purché siano per me stessa medesima”.

L’intervista di Selvaggia Lucarelli a Malika Chalhy

In tutto ciò, Selvaggia Lucarelli che aveva intervistato Malika Chalhy e la sua agente Roberta ha ricevuto risposte poco chiare e confuse riguardo alla beneficenza che la ragazza aveva promesso di fare nei confronti delle associazioni che si occupano di discriminazioni. Da qui la rabbia dei social e dei donatori.

 

 

 

 

 

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