Dopo un’articolata attività difensiva, il Magistrato di Sorveglianza di Napoli ha accolto l’istanza presentata dagli avvocati Raffaele Chiummariello e Romano Del Savio, concedendo la detenzione domiciliare a Elia Nunziata, di Nola, condannato all’ergastolo per l’omicidio del camionista comasco Daniele Lamperti, ucciso il 21 ottobre 1991 durante una rapina lungo le strade del Nolano.
Il provvedimento rappresenta un importante sviluppo nella vicenda giudiziaria dell’uomo, protagonista di una delle più lunghe latitanze legate a un delitto di sangue consumato in Campania.
La lunga fuga dopo la condanna definitiva
I Carabinieri lo individuarono all’interno di un’abitazione alla periferia di Palma Campania. Il blitz scattò nel tardo pomeriggio: l’immobile fu circondato dai militari e Nunziata venne arrestato senza opporre resistenza. Con lui era presente una donna; sia lei sia il marito furono denunciati con l’accusa di favoreggiamento per aver agevolato la latitanza del condannato.
L’omicidio del giovane camionista
L’omicidio di Daniele Lamperti, autotrasportatore di Olgiate Comasco, risale al 21 ottobre 1991. Il giovane, appena 28 anni, stava trasportando dalla Campania verso la Svizzera un carico di noccioline del valore di oltre 70 milioni di lire quando fu intercettato da un gruppo di rapinatori.Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini e accertato nei successivi processi, Nunziata e i suoi complici, ritenuti vicini al clan guidato dal boss Carmine Alfieri, affiancarono il mezzo pesante e aprirono il fuoco. Due colpi di pistola raggiunsero Lamperti al petto, uccidendolo. Il delitto si inseriva nella scia delle violente rapine ai danni degli autotrasportatori che, all’epoca, terrorizzavano le principali arterie del Nolano.
Accolta la richiesta della difesa
Dopo anni di detenzione, il Magistrato di Sorveglianza di Napoli ha ora ritenuto sussistenti i presupposti previsti dall’ordinamento penitenziario per concedere la misura alternativa della detenzione domiciliare.Determinante, secondo la ricostruzione della difesa, è stata l’attività svolta dagli avvocati Raffaele Chiummariello e Romano Del Savio, che hanno depositato una dettagliata istanza, documentando il percorso trattamentale del detenuto e gli elementi ritenuti idonei a giustificare l’accesso alla misura.
La decisione della Magistratura di Sorveglianza segna così un nuovo capitolo di una vicenda giudiziaria iniziata oltre trent’anni fa con un delitto che scosse profondamente l’opinione pubblica e che si è sviluppata attraverso una lunga latitanza, la cattura del condannato e, oggi, la concessione della detenzione domiciliare.


