Duplice omicidio a Mugnano nella faida di Scampia, la procura: “Stangata per gli Scissionisti”

Imputati nella prima faida di Scampia
Imputati nella prima faida di Scampia

Un semplice sospetto di Cosimo Di Lauro decretò la condanna a morte di Salvatore Panico ‘o po’ e Raffaele Duro ‘o spirit. Erano in una Smart a Mugnano all’incrocio tra via Quattro Martiri e via De Nicola il 22 gennaio del 2004, quando i killer affiancarono la vettura e spararono a ripetizione: entrambi raggiunti da una raffica di colpi esplosi con due pistole. Per quel duplice omicidio oggi vi sono state le richieste di condanna. Il pubblico ministero della Dda De Marco ha chiesto l’ergastolo per Gennaro Marino, Ciro Mauriello, Arcangelo Abete, Vincenzo Notturno e Antonello Montanino non riconoscendone per i primi tre (quindi ad esclusione di Notturno e Montanino) la continuità in relazione ad un altro delitto, quello di Gaetano De Pasquale detto ‘Spasiello’ per il cui omicidio il pm ha invece chiesto per i quattro vent’anni di reclusione oltre dunque all’ergastolo. Per l’omicidio di ‘Spasiello’, cugino del boss Paolo Di Lauro sono stati invocati vent’anni anche per i boss Scissionisti Raffaele Amato, Carmine Amato e Cesare Pagano, Rito Calzone e Lucio Carriola. Otto anni di reclusione invece la richiesta per i collaboratori di giustizia Gennaro Notturno, Carmine Cerrato e Antonio Caiazza.

Il duplice omicidio di Mugnano

Quel duplice omicidio rappresentò uno dei segnali più evidenti della ribellione in atto tra le fila degli scissionisti contro il clan Di Lauro. Fondamentali per ricostruire quel duplice delitto sono state le dichiarazioni di alcuni collaboratore di giustizia come Gennaro Notturno, ex ‘colonnello’ prima della cosca di via Cupa dell’Arco e poi della galassia scissionista. Era il periodo in cui Cesare Pagano e Raffaele Amato era scappati in Spagna e i Di Lauro sospettavano che fossero proprio Duro e Panico a favorire quella latitanza vista la loro vicinanza agli Amato. Secondo Notturno alla ‘spedizione di morte’ parteciparono Arcangelo Abete, Enzo Notturno e i fratelli Fulvio (poi ucciso dagli Scissionisti) ed Antonio Montanino. Cosimo Di Lauro sospettava dunque che i due stessero facendo il ‘doppio gioco’. Lo stesso collaboratore di giustizia Carmine Cerrato proprio in riferimento a quel duplice delitto ha parlato di un summit. Un incontro segreto tra Cosimo Di Lauro e Raffaele Amato per superare i dissidi interni. A Casavatore, durante quell’incontro, Amato comunicava a Cosimo Di Lauro l’elenco degli affiliati passati dalla sua parte. Secondo Cerrato Amato, in quella circostanza, non citava i colonnelli di Mugnano che, dunque, erano formalmente ancora ‘fedeli’ alla vecchia guardia. Cosimo ben presto avrebbe iniziato a maturare sospetti nei confronti dei due, da lì, secondo Cerrato, la decisione di punire i due.

L’omicidio di ‘Spasiello’

Gaetano De Pasquale ‘Spasiello’, cugino di Paolo Di Lauro, fu tra le vittime eccellenti della prima faida di Scampia. L’uomo, che nel clan aveva comunque ruoli di secondo piano, fu rapito, torturato e ucciso dagli Scissionisti che volevano carpire informazioni sui loro rivali. Le modalità del suo rapimento sono simili ad una famosa scena della fiction Gomorra: è la sequenza del rapimento di Lello Magliocca ad opera dei ragazzi del vico. L’uomo viene infatti prima tamponato poi preso a pugni e caricato a forza nell’auto. Solo il tempestivo intervento dei poliziotti lo salverà da morte certa. Non ebbe la stessa fortuna ‘Spasiello’, rapito da un commando scissionista alla rotonda di Casavatore come raccontato dal collaboratore di giustizia Rosario Guarino:«Abete mi ha confidato che lui sequestrò Gaetano Spasiello alla rotonda di Casavatore. Abete stava infatti con Calzone Rito ed altri su un’autovettura ed investirono Spasiello che stava su uno scooter. Catturatolo, lo misero in una macchina e lo portarono in un capannone che non so dove si trovi e lo consegnarono ad Amato Raffaele che lo voleva perchè, prima della faida nel corso di una festa dei Di Lauro, Spasiello si era lasciato andare ad ingiurie contro Raffaele Amato e Cesare Pagano che se ne erano andati in Spagna. Abete mi disse che Spasiello fu torturato prima di essere ucciso».

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