HomeCronacaOmicidio Ascione, le accuse a Autiero: "Delirio di onnipotenza camorristica"

Omicidio Ascione, le accuse a Autiero: “Delirio di onnipotenza camorristica”

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La Procura di Napoli ha ricostruito l’omicidio di Fabio Ascione attraverso diverse importanti testimonianze facendo luce sul terribile episodio avvenuto a Ponticelli. Prima della morte del ventenne, il 23enne Francescopio Autiero avrebbe partecipato a un conflitto armato contro un gruppo rivale del clan Veneruso-Rea, situazione che per il Tribunale di Napoli l’avrebbe fatto vivere: “In preda al delirio di onnipotenza camorristica, agli astanti convenuti nei pressi del campetto sportivo voleva dimostrare il pieno successo della missione punitiva nei confronti dei rivali vollesi, mimando il gesto del puntamento e della stessa azione di fuoco posta in essere quale passeggero del motociclo condotto da V., con colpi direzionati dall’alto della sella dello scooter verso il veicolo nemico“.

La ricostruzione dei testimoni, riscontrata dalle perizie medico-legali e dai filmati esaminati, farebbe emergere come il 23enne, nel brandire l’arma al di sopra della testa, agitandola verso i presenti, e mimando la gestualità del precedente conflitto a fuoco, abbia accettato il rischio di poter uccidere.

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Omicidio Fabio Ascione, fermo convalidato per Autiero

Ha raccontato di essere dispiaciuto per quanto avvenuto e che la morte di Fabio Ascione è stata dovuta a fatalità. Parole che però non hanno convinto del tutto il gip che ha convalidato il suo fermo e ha disposto la custodia cautelare in carcere per Autiero. Lui è indagato per la morte del 20enne in via Rossi Doria: Ascione è del tutto estraneo a logiche criminali.

Difeso dagli avvocati Leopoldo Perone e Simone Grossi, l’indagato ha dichiarato di essere distrutto per quanto avvenuto e che Fabio fosse un bravo ragazzo. Dunque Autiero è accusato di omicidio aggravato dalla matrice camorristica e dall’uso di una pistola illegalmente detenuta. Inoltre dovrà rispondere dell’accusa di avere aperto il fuoco, pochi minuti prima del delitto, contro un’auto con a bordo giovani appartenenti ai rivali.

Il ragazzo, ritenuto vicino al clan De Micco che controlla buona parte degli affari illeciti a Ponticelli, si è costituito. Al momento si trova al centro di prima accoglienza ai Colli Aminei anche un 17enne, che però risponde solo di pubblica intimidazione armata, aggravata dalla matrice camorristica, in relazione al conflitto a fuoco che ha preceduto la morte del ventenne. Per il minorenne, difeso da Antonio Rizzo e Giovanni Nappo, il fermo non è stato convalidato ma è stata disposta la detenzione in un istituto penitenziario minorile.

 

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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