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Omicidio di camorra a Sant’Antimo, pene ridotte in appello per i killer

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Quadro ribaltato in appello relativamente al processo che vede alla sbarra quattro persone per l’omicidio di Antonio Bortone e il tentato omicidio di Mario D’Isidoro avvenuti a Sant’Antimo nel marzo 2023. Riduzioni consistenti quelle prese dalla Corte d’Assise d’appello di Napoli per Michele Cleter, Gaetano Vallefuoco, Michele Landolfi e Gaetano Cuomo condannati in primo grado a trent’anni di carcere. Cleter, esecutore materiale del delitto, ha ottenuto la riduzione della condanna a vent’anni di carcere.

Omicidio Bortone, la decisione in Appello

La Corte d’Assise d’Appello, accogliendo le argomentazioni dei legali di Cleter, gli avvocati Luigi Senese e Rocco Maria Spina, ha escluso la circostanza aggravante della premeditazione ed ha operato una drastica riduzione di pena. Esclusione ottenuta anche dai legali degli altri imputati, come Gaetano Cuomo che é stato condannato a 16 anni ed era difeso dagli avvocati Claudio Davino e Michele Sanseverino, stessa pena infitta a Landolfi difeso dall’avvocato Antonella Regine mentre Vallefuoco è stato condannato a 18 anni e otto mesi. Proprio la contestazione della circostanza aggravante della premeditazione non permise ai legali di accedere al rito abbreviato (essendo questo precluso per i reati puniti con la pena dell’ergastolo).

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La riduzione della pena

Oggi invece grazie all’esclusione della premeditazione imputati come Cleter, grazie al lavoro dei suoi legali, sono riusciti non solo ad otterrà la riduzione di pena relativa all’esclusione della predetta aggravante ma anche l’ulteriore riduzione di 1/3 della quale avrebbe beneficiato se la premeditazione fosse stata esclusa all’udienza preliminare come richiesto dalla difesa.

Lo stesso Cleter in particolare aveva ammesso di avere con sé una pistola ma di averla usata per legittima difesa mentre il resto del gruppo si era difeso spiegando di aver accompagnato Cleter sul luogo della sparatoria ma di non sapere quali fossero le sue reali intenzioni. Bortone e D’Isidoro erano indicati come vicini al clan Ranucci di Sant’Antimo: contro di loro furono esplosi numerosi colpi di arma da fuoco, infatti, furono repertati 17 bossoli.

L’omicidio Bortone

Il 26enne di Frattamaggiore fu lasciato riverso a terra nel cortile del complesso residenziale di via Solimene mentre D’Isidoro si salvò. Fondamentale per lui un borsello indossato a tracolla, infatti, l’accessorio deviò la traiettoria di alcuni proiettili. Quindi dopo un breve ricovero all’ospedale di Aversa, il 26enne fu poi dimesso. Il movente dell’omicidio Bertone sarebbe da ricondurre alla lotta per il controllo delle piazze di spaccio a Sant’Antimo.

Omicidio Bortone a Sant’Antimo, killer condannati a 30 anni

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