«Ai giovani dico di fare prevalere il buon senso. Di fare progetti artistici, musicali, sportivi. Non si diventa uomini impugnando un’arma. Un padre non deve pensare che un figlio esce di casa e può ritrovarselo all’ospedale o che gli succeda qualcosa di peggio». Francesco Spasiano, fratello di Lorenzo Spasiano ucciso nella notte del 23 giugno fa davanti alla porta della sua casa di via Caprera nel quartiere Miano, lancia un appello ai ragazzi di Napoli troppo spesso coinvolti in fatti di sangue. E lo fa non nascondendo il dolore atroce per la fine così tragica del 21enne sulla quale gli inquirenti stanno cercando di fare piena luce. Nella serata di giovedì, parenti e amici hanno ricordato Lorenzo Spasiano con una messa nella chiesa di Sant’Alfonso Maria De’ Liguori e San Gerardo gremita alle esequie (con tanta gente anche all’esterno della parrocchia di Miano).
«Napoli – aggiunge Francesco – è una bellissima città piena di storia e oggi piena di turisti. Nonostante questo, però, c’è ancora il cancro della violenza cieca che la avvolge. Ma non dobbiamo arrenderci, non possiamo lasciare che i delinquenti prevalgano sul territorio vorrebbero più sanità, più controlli. È tutto a discapito delle persone per bene».
Una spiegazione al delitto
Una lite degenerata dopo una partita di calcetto. Si era ipotizzato questo nelle ore immediatamente successive all’omicidio. Il movente, però, resta ancora un mistero come resta ancora a piede libero chi ha ucciso Lorenzo Spasiano nonostante i diversi appelli affinché si costituisca.
In proposito, Francesco dice: «Attendiamo fiduciosi le indagini. Attualmente sappiamo soltanto che è morto a 5 metri dalla casa di mia madre, che insieme a mio papà rivive ogni giorno quanto successo. Nient’altro. Mia madre mi ha solo detto che aveva sentito la voce di Lorenzo che diceva “Mamma’’. La vendetta post partita di calcetto di calcetto è solo una supposizione. Ogni giorno – prosegue il fratello della vittima – ci domandiamo il perché si è arrivato alla sua uccisione. Lorenzo non aveva rivale, siamo una famiglia umile che non ostenta e i cui membri vanno a lavorare. Il dolore non è più guaribile, ti senti come un malato terminale».
La gente comune vicina, le istituzioni lontane
Francesco Spasiano non nasconde l’amarezza dovuta, afferma, «all’assenza dei rappresentanti istituzionali. Dopo i primi giorni, non abbiamo visto più nessuno. Anche al funerale c’era soprattutto la gente comune quella che ci è davvero vicina. Le istituzioni, invece, sono lontane».
Spasiano nomina Antonio Maimone, il papà di Francesco Pio Maimone ammazzato agli chalet di Mergellina dopo una banale lite per una scarpa sporcata che non lo vedeva coinvolto. Lui, afferma Francesco, «è stato l’esempio vero di immedesimazione del dolore. Mi è venuto a trovare poco prima del funerale (dove era presente insieme, tra gli altri alla mamma di Giogiò Cutolo e alla fidanzata di Santo Romano ndr.) e mi ha abbracciato forte, è come se ci conoscessimo da sempre».
Le indagini della Procura
Si parlava delle indagini della Procura di Napoli per risalire ai responsabili della morte di Lorenzo Spasiano. La famiglia è seguita dall’avvocato Luigi Espasiano, punto di riferimento dal primo giorno. «L’attività investigativa non si è mai fermata – afferma il legale – A breve ci saranno dei riscontri. La Procura di Napoli ha degli investigatori encomiabili. Quando le indagini vanno per le lunghe vuol dire che le indagini di solito vengono fatte bene e questo ci rassicura sebbene il dolore si alimenti anche non conoscendo il motivo della sua uccisione».
Anche l’avvocato non può fare a meno di sottolineare «la grande dignità e la grande forza della famiglia Spasiano. Oggi mancano modelli educativi e i genitori sono sempre più preoccupati per quanto può accadere ai loro figli. Siamo tutti esposti a rischi costanti».

