[ESCLUSIVA]. Il suo omicidio innescò la terza faida, la FOTO di Antonello Faiello

Il suo nome è più che mai ricorrente negli ultimi inediti verbali rilasciati da Salvatore Tamburrino e dagli altri collaboratori di giustizia che stanno svelando i segreti più profondi del clan Di Lauro. Nella storia criminale di Secondigliano è forse uno dei nomi più ricorrenti. Il suo omicidio infatti segna uno spartiacque nella camorra dell’area nord. L’omicidio di Antonello Faiello detto ‘Al Pacino’ rappresenta l’ennesimo rimescolamento di alleanze nonchè la scintilla che fece scoppiare la terza faida.

La genesi dell’omicidio Faiello

Un omicidio nato per questioni di donne. Antonio Mennetta, leader della Vanella Grassi, venne a sapere che due ragazze del rione Berlingieri uscivano con due esponenti del clan Di Lauro. Faiello e Nunzio Talotti, uno dei ras coinvolti nella recente ordinanza di custodia cautelare contro il clan Di Lauro per l’omicidio di Ciro Maisto. Mennetta le mandò a chiamare e le schiaffeggiò. Questo perchè credeva che i Di Lauro, tramite queste ragazze, potessero raccogliere informazioni e abitudini dei girati per colpirli sottobanco. Faiello, saputo quanto accaduto, voleva a tutti i costi farla pagare alla Vanella. Alcuni collaboratori di giustizia hanno raccontato che Marco Di Lauro in persona raccomandò ai suoi di picchiare a scopo intimidatorio un certo Paoluccio, affiliato alla Vanella che più volte infastidiva i Di Lauro. Dal Rione dei Fiori partirono alcune moto con Faiello, Talotti, Silvestri e Luigi De Lucia. Al gruppo si aggiunsero Vincenzo Lombardi, Raffaele Musolino e Raffaele Di Lauro. Partirono diretti fin dentro la Vanella Grassi per ammazzare il primo esponente dei ‘girati’ avvistato. Ad accoglierli però si fecero trovare Antonio Mennetta, Fabio Magnetti, Giuseppe Magnetti, Joanderson Monaco, Rosario Guarino, Umberto AccursoGennaro Lucarelli.

Il racconto di Antonio Accurso

«Alcune telecamere poste all’esterno di vari esercizi commerciali ripresero la scena, quando arrivarono fuori al bar Ariston Antonio Mennetta andò incontro ad Antonello Faiello e a Silvestro e gli gridò cosa erano venuti a fare visto che non erano nessuno. Ci fu una discussione molta accesa tra Antonello Faiello e Antonio Mennetta fin quando Ennino si rese conto della presenza di Raffaele Musolino. Lo conosceva per il fatto che la sua carriera criminale era iniziata proprio nel gruppo di fuoco dei Di Lauro. Antonio Mennetta finì di discutere con Faiello e stava per dirigersi verso loro due quando sentimmo tre o quattro colpi di pistola che colpirono alla schiena Antonello Faiello che tuttavia non morì subito ma continuava a imprecare contro i girati. Io osservavo Antonio Mennetta e quando sentii i colpi e vidi Faiello e Silvestri per terra dissi a Raffaele Musolino di ammazzare Mennetta, ‘Papele’ sparó cinque sei colpi in direzione di Antonio Mennetta che riuscì a ripararsi dietro un’auto in sosta,nel frattempo anche Luigi De Lucia era stato ferito all’inguine e ad una spalla e stava per terra e sanguinava copiosamente».

La strategia di Mennetta dopo l’omicidio Faiello: la guerra agli Scissionisti

«Stavamo per scappare quando vidi Antonio Mennetta che sparava in faccia a Faiello dandogli il classico colpo di grazia. Quando Antonello Faiello fu ammazzato Antonio Mennetta andò a chiedere protezione in caso di guerra agli Amato-Pagano che tuttavia si rifiutarono di aiutare lui e il gruppo anzi gli consigliarono di tenere gli occhi ben aperti perchè la vendetta dei Di Lauro non si sarebbe fatta aspettare. Il mancato aiuto e appoggio alla Vanella grassi fu la causa scatenante del conflitto tra Scampia e Secondigliano». Da quel momento Antonio Mennetta iniziò una subdola cospirazione contro gli Amato-Pagano ‘colpevoli’ di aver abbandonato i ‘girati’. Mennetta infatti fu consigliato dagli scisissionisti di ‘stare ritirato’ proprio per timore di un’eventuale ritorsione dei Di Lauro. Tramite ambasciatori comunque Antonio Mennetta temendo la reazione dei Di Lauro volle chiarire l’episodio direttamente con Marco Di Lauro e sancire una volta per tutte una tregua, tregua da molti considerata allora come l’inizio di una nuova alleanza.  «Un incontro affettuoso, che si concluse con un accordo di buon vicinato» come dichiarato dal pentito Tamburrino.

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