Omicidio Gianluca Cimminiello, ergastolo per i boss Arcangelo Abete e Raffaele Aprea

Omicidio di Gianluca Cimminiello, condannati all’ergastolo i boss Arcangelo Abete e Raffaele Aprea.

Il tatuatore fu ucciso a Casavatore, un’altra vittima innocente della camorra. I due esponenti scissionisti sono infatti imputati nel processo di primo grado. Prima di loro è stato condannato Vincenzo Russo, una condanna al fine pena mai divenuta definitiva soltanto pochi giorni fa.

Le accuse

Nel merito delle accuse che sono state contestate ai due sul delitto Cimminiello, Abete è finito alla sbarra per essere sospettato di essere il mandante di quell’omicidio, mentre suo nipote Aprea, stando a quanto rivelato da numerosi collaboratori di giustizia, fu invece l’organizzatore e il coesecutore materiale del delitto.

Quel 2 febbraio del 2010, Gianluca Cimminiello venne centrato da un proiettile che gli trafisse i polmoni. A sparare fu dunque Vincenzo Russo. Arcangelo Abete è considerato il mandante dell’omicidio, Raffaele Aprea organizzò l’agguato.

il processo

Abete, che doveva un piacere a Cesare Pagano, si fece carico della ‘lezione’ da dare a Gianluca. Le motivazioni saranno depositate tra novanta giorni. Aprea, invece, organizzò il delitto. Sia Abete che Aprea sono stati condannati per omicidio con l’aggravante dell’uso delle armi e dell’articolo sette della legge antimafia del 1991 per aver agito al fine di agevolare il clan Amato-Pagano cui appartenevano all’epoca dei fatti contestati.