Il padrino tornò a comandare dopo il 41 bis, arrestate 33 persone nel blitz contro la mafia.  Associazione mafiosa, estorsione, trasferimento fraudolento di valori, sequestro di persona, scambio elettorale politico-mafioso, lesioni aggravate. IEd inoltre detenzione e porto illegale di armi, associazione finalizzata al traffico di droga. Queste sono le accuse contestate dalla Dda di Messina, guidata dal procuratore Maurizio de Lucia, a 33 persone coinvolte in un’operazione congiunta di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia contro i clan mafiosi messinesi. Per 21 persone disposta la custodia cautelare in carcere. Per 10 gli arresti domiciliari, per 2 l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

L’OPERAZIONE CONGIUNTA

L’operazione è il risultato di diverse attività di indagine svolte dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei carabinieri di Messina, del Gico della Guardia di Finanza e della Squadra Mobile, coordinate dalla Dda. Le forze dell’ordine consentivano di svelare gli organigrammi e gli affari dei clan nelle estorsioni, nel traffico di droga e nel controllo di attività economiche nel campo della ristorazione e delle scommesse.

In particolare, le indagini dei Carabinieri hanno riguardato la cosca mafiosa che controlla il rione messinese di “Provinciale” capeggiata dal boss Giovanni Lo Duca e hanno portato al sequestro di un bar utilizzato come base logistica dal clan. Lo Duca è stato detenuto per 13 anni, alcuni dei quali al 41 bis. Appena scarcerato tornò alla guida del clan.

Le indagini della Guardia di Finanza colpivano le attività del gruppo criminale con al vertice Salvatore Sparacio, nel rione “Fondo Pugliatti”. Documentato il controllo di attività economiche e portando al sequestro di una impresa del settore del gioco e delle scommesse. Al centro dell’inchiesta della Questura c’era invece il clan guidato da Giovanni De Luca, radicato nel rione di “Maregrosso”. Questo era da sempre attivo nel controllo della security ai locali notturni e nel traffico di droga.

FUNERALI IN LOCKDOWN

La rilevanza per il gruppo criminale investigato della sala giochi, peraltro, trovò significativa conferma lo scorso 11 aprile 2020, in occasione dei funerali di Rosario Sparacio. Era il fratello dell’ex boss pentito Luigi e padre dell’indagato Salvatore. Il corteo funebre si fermò proprio davanti alla sala biliardi. Tutto in violazione e disprezzo delle normative e disposizioni vigenti nella fase del primo lockdown del paese.

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