Racket per i clan Mallardo e De Rosa a Qualiano e Giugliano: 2 assoluzioni e 4 condanne

Gli imputati nel processo

Due assoluzioni e condanne ridotte in Appello nel processo a carico di 6 soggetti arrestati dai carabinieri di Giugliano, su indagine della DDA di Napoli, con l’accusa di di estorsione e tentata estorsione ai danni di imprenditori e commercianti di Qualiano e Giugliano per i clan Mallardo e De Rosa. Alla sbarra ci sono Giuliano Quaranta, Mario Quaranta, Antonio Guercia,  Giovanni Ciccarelli e Guido Montiere. La sentenza è stata emessa dalla IV Sezione della Corte d’Appello di Napoli (pres. dott.ssa Agnese Di Iorio, consigliere relatore dott. Nicola Russo, consigliere dott.ssa Caterina Garufi)

IL DISPOSITIVO

– Condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione Mario Quaranta (in primo grado condannato a 6 anni e 4 mesi ) ddifeso dall’avvocato Celestino Gentile
Condannato a 5 anni e 6 mesi di reclusione Giuliano Quaranta (in primo grado condannato a 6 anni e 4 mesi ) difeso dall’avvocato Celestino Gentile
– Assolto Biagio Vallefuoco per non aver commesso il fatto (in primo grado condannato a 4 anni e due mesi) difeso dall’avvocato Salvatore Cacciapuoti
– Condannato a 4 anni Antonio Guercia (in primo grado condannato a 4 anni) difeso dall’avvocato Luigi Poziello
– Condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione Giovanni Ciccarelli (in primo grado condannato a 2 anni e 10 mesi ) difeso dall’avvocato Carmela Maisto
– Assolto Guido Montiere per non aver commesso il fatto (in primo grado condannato a 2 anni e due mesi e 20 giorni) difeso dall’avvocato Matteo Casertano
L’inchiesta
Gli inquirenti grazie alle indagini, riuscirono a scoprire che l’organizzazione criminale attraverso l’uso di armi e intimidazioni, imponevano estorsioni ai danni di ditte edili, pescherie ed alberghi. Le indagini scattarono dopo la denuncia di una ditta che fornisce pasti alle mense scolastiche di Varcaturo e Lago Patria. Gli addetti alle consegne, erano stati avvicinati da alcuni elementi del sodalizio criminale, che con minacce esplicite, gli intimavano di “mettersi a posto”, in caso contrario gli avrebbero incendiato i furgoni.