Non è al centro di un sistema di usura. Nè ha proferito alcuna minaccia. Con queste motivazioni il tribunale del Riesame di Napoli (X sezione) ha scarcerato Antonella Paudice. La donna era finita nell’inchiesta su un giro di usura ed estorsioni per conto del clan D’Amico di San Giovanni a Teduccio. Fondamentali si sono rivelate le argomentazioni del suo legale, l’avvocato Leopoldo Perone, che è riuscito così a ottenere la liberazione della sua assistita. Tra gli indagati figurano il ras Salvatore D’Amico, ’o pirata, esponente dell’omonima famiglia del rione Villa, e Massimiliano Baldassarre, detto ’o serpente, compagno della stessa Paudice.

La vicenda è quella relativa ad un prestito di denaro elargito ad un commerciante. L’uomo, per ottenerlo, si era rivolto a un ex cognato per ottenere 4.700 euro con la promessa di restituirne mille in più di interessi. Somme che lo hanno ben presto portato proprio al cospetto dei ras della malavita di Napoli est: per restituire la cifra infatti l’uomo aveva incaricato il fratello che, nell’eseguire il pagamento per l’estinzione del debito, veniva tratto in inganno da uno degli arrestati e al momento di consegnare la somma di danaro ai soggetti che avevano provveduto all’erogazione del capitale sarebbe stato minacciato. La Procura riteneva che in questo sistema criminale fosse coinvolta anche la Paudice. Non così invece per il Riesame che ha deciso la scarcerazione della donna.

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