L’elezione di Raffaele Cantone a procuratore capo di Salerno va ben oltre una semplice nomina. È, nei fatti, una scelta che intreccia profili tecnici e letture politiche, arrivando in un momento in cui il tema della giustizia è tornato al centro del dibattito nazionale.
Un profilo “totale”
Magistrato tra i più esperti del panorama italiano, Cantone rappresenta un modello ormai sempre più raro: ha attraversato tutti i livelli della giurisdizione, sia requirente che giudicante, passando anche per incarichi di rilievo fuori ruolo.
Dalla guida dell’Autorità nazionale anticorruzione alla direzione della Procura di Perugia, fino all’esperienza presso l’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione, il suo percorso viene letto dal Consiglio superiore della magistratura come un profilo completo e difficilmente eguagliabile.
Il peso del ruolo a Perugia
Determinante, nella scelta, è stato anche l’incarico attualmente ricoperto. A Perugia, ufficio chiave per i procedimenti che riguardano magistrati, Cantone ha gestito dossier complessi come il caso Palamara e vicende legate alla cosiddetta Loggia Ungheria.
Un ruolo direttivo che, secondo il Csm, ha rappresentato un elemento decisivo rispetto agli altri candidati, tra cui magistrati di grande esperienza come Sergio Amato, Giovanni Conzo e Giuseppe Lombardo.
Organizzazione e innovazione
Non solo indagini. A Perugia, Cantone ha guidato un ufficio considerato un laboratorio organizzativo, con sperimentazioni sul processo telematico e applicazioni concrete delle riforme più recenti, tra cui la Riforma Cartabia.
Le soluzioni adottate sono state considerate “best practices”, nonostante le croniche carenze di organico, grazie a una gestione dei carichi di lavoro ritenuta efficace.
Un segnale nel dibattito sulla giustizia
La nomina assume anche un valore simbolico. Il percorso di Cantone incarna infatti quella unitarietà delle carriere e flessibilità delle funzioni che le recenti riforme hanno cercato di limitare.
In questo senso, la scelta del Csm può essere letta come una rivendicazione culturale della magistratura, che continua a valorizzare profili trasversali e completi, in controtendenza rispetto alle spinte verso una separazione più rigida dei ruoli.
Il legame con il territorio
Cantone arriva a Salerno con una conoscenza già consolidata del contesto campano, lui, giuglianese d’origine da sempre legato umanamente e professionalmente al territorio campano. Un elemento che ha rafforzato ulteriormente la sua candidatura, rendendolo – secondo il Csm – “il profilo più idoneo per merito e attitudini”.


