Rapine per finanziare i Mallardo, il permesso del clan e la ‘tangente’: “Quei 30mila euro riciclati da insospettabili”

Rapine per finanziare il clan Mallardo, a parlare del business è il pentito Giuliano Pirozzi. In un interrogatorio risalente al 2013, il collaboratore ha descritto come funzionava ‘il sistema’. In buona sostanza “il gruppo che effettua le rapine ha il benestare del clan come contropartita per il corrispettivo versato nelle casse del clan”, riferiva il collaboratore, precisando che buona parte delle rapine avveniva nel territorio in cui operava il clan e che anche in ordine alle rapine effettuate fuori regione, il clan Mallardo garantiva la base logistica ed agganci sul territorio, attraverso rapporti trasversali con altre bande attive nelle regioni dove era organizzata la rapina. In tale quadro, precisava che il clan si rivolgeva a un commerciante di Giugliano affinché individuasse soggetti “puliti” che potessero custodirgli il danaro frutto di rapine. Ad un soggetto furono consegnati 30.000,00 curo nell’anno 2009, quale provento delle rapine,  nella somma erano ricompresi circa 2.000,00 ero macchiati di inchiostro rosso del bancomat.