Ras di Miano condannati all’ergastolo, si teme l’ennesima ‘azione’ contro i pentiti dei Lo Russo

E’ arrivata ieri la condanna all’ergastolo per Luigi Cutarelli, Antonio Buono e Ciro Perfetto, i tre giovanissimi di Miano imputati per l’omicidio di Genny Cesarano, il 16enne rimasto vittima durante una stesa di camorra. Condanna confermata, ma a 16 anni, per Carlo Lo Russo, l’ispiratore di quel raid poi divenuto collaboratore di giustizia. Ergastolo commutato in sedici anni per Mariano Torre a cui sono state riconosciute le attenuanti per la collaborazione con la giustizia benché il suo pentimento sia intervenuto solo dopo il giudizio di primo grado.

Proprio sui pentiti dell’ex clan dei ‘capitoni’ si è scatenata nelle scorse settimana una campagna denigratoria da parte dei familiari e delle persone vicine ai giovani che in un modo o in un altro sono stati tirati in ballo. Qualche settimana fa addirittura è stata fatta esplodere una bomba carta con annessa stesa tra le palazzine del rione San Gaetano. Due giorni prima c’era stato il ferimento di Luigi Torino, figlio di Salvatore ‘o gassusar, altro pentito eccellente. Ancor prima, in occasione di altre udienze o sentenze, erano apparsi striscioni o altri atti intimidatori contro chi viene identificato con la ‘vecchia guardia’. Il timore è che adesso possano ripetersi nuove ‘intemperanze’ se non vere e proprie azioni armate proprio in conseguenza della nuova condanna. Nel mirino oltre coloro che ancora riconoscono e si riconoscono nei vecchi boss anche tutti quelli legati in un modo o in un altro all’ancien régime dei vecchi capi mianesi. Le attenzioni delle forze dell’ordine sono concentrate sui giovani ras che si sono sentiti ‘traditi’ dai primi, come i Perfetto, i Cifrone, i Balzano, gli Scarpellini: sono loro, secondo le forze dell’ordine, ad aver lanciato una campagna di ‘apartheid’ contro gli ex capi con striscioni, scritte sui muri (‘Ztl Lo Russo’) e continue minacce a chi in un modo o in un altro è legato al vecchio clan. Era già accaduto con i due Carlo Nappello (zio e nipote) legati a quel Valerio Nappello un tempo braccio destro di Antonio Lo Russo che, forse, aveva tentato il ‘grande salto’.