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Resa dei conti dopo il referendum, Meloni fa fuori gli indagati dal Governo

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Il giorno dopo la sconfitta referendaria, la premier Giorgia Meloni apre un duro confronto interno sul tema della giustizia, da sempre centrale per l’identità politica della destra.

Dimissioni e pressioni nel governo

Il segnale è arrivato subito: nel giro di poche ore si sono registrate le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, mentre la presidente del Consiglio ha chiesto pubblicamente un passo indietro alla ministra del Turismo Daniela Santanchè, coinvolta in vicende giudiziarie a Milano.

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Una mossa che punta a ridurre l’esposizione dell’esecutivo alle critiche dell’opposizione e a ricompattare la maggioranza dopo il colpo politico arrivato dalle urne.

Nessuna crisi, ma cambio di linea

Nonostante il clima teso, Meloni esclude al momento una crisi formale: nessuna richiesta di fiducia alle Camere e nessun passaggio istituzionale con il Quirinale, guidato da Sergio Mattarella.

La linea è quella di intervenire politicamente senza aprire una crisi di governo, mantenendo la stabilità ma correggendo rotta sul piano dell’immagine e della credibilità.

Il messaggio alla maggioranza

Il cuore dell’operazione è tutto politico: riallineare l’azione di governo al principio del “se sbagli paghi”, uno slogan spesso utilizzato contro gli avversari ma ora applicato anche all’interno della stessa maggioranza.

Un passaggio delicato, che segna un tentativo di recupero di coerenza e consenso dopo il risultato referendario, trasformando la sconfitta in un momento di riorganizzazione interna.

Una fase di assestamento

Il redde rationem avviato a Roma apre una nuova fase per l’esecutivo: meno proclami e più attenzione ai dossier sensibili, a partire proprio dalla giustizia.

Resta da capire se le mosse della premier basteranno a ricompattare la maggioranza e a rilanciare l’azione di governo dopo uno dei passaggi politici più complessi degli ultimi mesi.

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