La vittoria del “No” al referendum sulla giustizia accende immediatamente lo scontro politico. Nel giro di poche ore, leader di maggioranza e opposizione si dividono tra chi legge il risultato come un segnale di sfiducia verso il governo e chi, invece, invita a rispettare il voto senza cambiare rotta.
Conte all’attacco: “È un avviso di sfratto”
Tra i più duri c’è il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che parla di una “chiara e sonora vittoria del No” definendola senza mezzi termini “un avviso di sfratto al governo”.
Nel corso della conferenza stampa a Roma, Conte sottolinea anche la forte partecipazione e rivendica il ruolo delle nuove generazioni: “Credo che dietro questa vittoria ci siano tantissimi giovani”.
Poi l’affondo politico: “Quattro anni di governo e zero riforme. Questo governo non ha nulla da esibire ai cittadini”.
E guarda già al futuro, aprendo alla possibilità di primarie realmente aperte per la scelta dei candidati, con l’obiettivo di coinvolgere maggiormente i cittadini.
Meloni: “Rispettiamo il voto, andiamo avanti”
Di tutt’altro tenore la posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un videomessaggio afferma: “Gli italiani hanno deciso. E noi rispettiamo questa decisione”. Nessun passo indietro, dunque, ma la volontà di proseguire l’azione di governo “con responsabilità e determinazione”.
Le opposizioni: “Governo indebolito”
Dal fronte delle opposizioni arrivano letture ancora più nette. Il senatore del Pd Filippo Sensi parla di un esecutivo ormai indebolito: “Da oggi a Palazzo Chigi c’è un’anatra zoppa”.
Matteo Renzi, invece, invita la premier a una riflessione più profonda: “Quando il popolo parla, devi ascoltare”. Un richiamo diretto alla responsabilità politica dopo una sconfitta referendaria.
Esulta il fronte del No
Soddisfazione anche tra i promotori del “No”. Il segretario della Cgil Maurizio Landini parla di “una nuova primavera per il Paese”, annunciando anche un momento di festa in piazza.
Sulla stessa linea Angelo Bonelli, che sui social celebra il risultato con uno slogan: “Sarà per sempre NO!”.
Più evocativo il commento di Giovanni Bachelet, che paragona l’esito del voto a una vittoria storica per la difesa della magistratura.
Malumori nella maggioranza
Non mancano tensioni anche all’interno della maggioranza. Da Forza Italia si prova a contenere le polemiche: “Non facciamo processi agli alleati”, dice Giorgio Mulè, mentre Paolo Barelli ammette che la campagna referendaria si è trasformata in uno scontro politico.
Più critica Francesca Pascale, che attacca la leadership azzurra e sottolinea la distanza con i giovani elettori.
Il risultato del referendum, dunque, non chiude il dibattito sulla giustizia, ma apre una nuova fase politica. Tra chi lo interpreta come un segnale di sfiducia e chi come una semplice espressione democratica, una cosa è certa: il voto degli italiani avrà conseguenze nel confronto politico dei prossimi mesi.
Referendum, a Napoli il No è “popolare”: trionfa nelle periferie, resiste nei quartieri più benestanti
La vittoria del “No” al referendum sulla giustizia a Napoli assume contorni ancora più netti se si analizzano i dati quartiere per quartiere. Non è solo un successo numerico: è anche, e soprattutto, un dato politico e sociale.
Il No sfonda nelle periferie
Il consenso più ampio si registra nelle aree popolari della città. A Scampia il “No” raggiunge l’83,57%, confermandosi come uno dei quartieri simbolo di questo risultato. Percentuali altissime anche a Secondigliano (78,5%) e a Bagnoli, dove si arriva all’80,72%.
Ma il dato più impressionante arriva dalle singole sezioni: a Barra, nella sezione 593, il “No” vola addirittura al 91,85%, uno dei picchi più alti registrati in città.
Anche nell’area orientale il trend è chiaro: tra San Giovanni a Teduccio, Ponticelli e Barra, storicamente considerati quartieri “rossi”, i contrari alla riforma oscillano tra l’80 e l’83%.
Il centro segue, ma con meno forza
Il “No” resta maggioritario anche nelle zone centrali, ma con percentuali leggermente più contenute. All’Avvocata si attesta all’80,36%, mentre a Montecalvario al 79,06%.
Numeri comunque elevati, che confermano una diffusione trasversale del voto contrario, capace di attraversare diversi contesti sociali.
I quartieri più moderati frenano il risultato
Il dato cambia invece nelle zone tradizionalmente più moderate e benestanti. A Posillipo il “No” si ferma al 55,43%, il valore più basso in città, mentre a Chiaia raggiunge il 60,9%.
Anche al Vomero, quartiere simbolo della borghesia cittadina, il “No” non va oltre il 69%, ben al di sotto della media cittadina, che si attesta attorno al 75%.
Pochissime eccezioni per il Sì
In tutta Napoli sono appena 15 le sezioni su 883 in cui il “Sì” è riuscito a prevalere. Il dato più significativo arriva da Miano, sezione 562, dove i favorevoli alla riforma raggiungono il 78,24%.
In provincia di Napoli, il sì si afferma soltanto a Capri, mentre nel Casertano va un pò meglio: vittorie di misura in Comuni dell’alto casertano come Francolise, Ailano e Prata Sannita, Capriati a Volturno. Vittoria anche a Cancello Arnone e a Casal di Principe e Casapesenna.



