Sono sempre di più le donne che vengono ‘annoverate’ all’interno delle organizzazioni criminali, anche come figure apicali dei relativi sodalizi criminali. Se inizialmente la figura della donna nella criminalità organizzata era vista come un contorno, o una nota di colore, nel corso degli anni si sono moltiplicate le figure femminili decisioniste. Uno degli esempi forse più famosi è certamente quello di Rosetta Cutolo, sorella del boss sanguinario Raffaele che, durante la detenzione del fratello, fu a capo della contabilità e assunse decisioni come il capo della Nuova Camorra Organizzata.

Il ruolo nel clan

Per il clan fondato dal più celebre fratello, Rosetta teneva la contabilità delle estorsioni realizzate dai capozona e provvedeva ad assistere, legalmente ed economicamente, le famiglie dei carcerati. Una vera e propria mente pensante del clan che teneva un minuzioso elenco degli affiliati conservato in una nicchia scavata in una parete del castello e coperta da un quadro. Secondo il piano di Raffaele Cutolo, una volta liberi, gli affiliati inviavano a Rosetta un fiore, ossia un’offerta in denaro. La donna provvedeva a riutilizzare tali risorse per creare un vincolo di fedeltà tra gli affiliati.

La latitanza, le fughe e la cattura

Imputata in diversi processi, il 12 settembre 1981 scampò all’arresto quando la polizia fece irruzione nel castello mediceo di Ottaviano al termine di un vertice della camorra. Con Rosetta Cutolo, infatti, c’era tutto lo Stato maggiore della NCO. La polizia sequestrò una grande quantità di documenti e le mappe che dividevano l’area napoletana nelle zone di influenza controllate dal clan. Da quel momento, Rosetta cominciò una lunga latitanza. Più volte è sfuggita alla cattura, come nel 1990 quando scappò da un convento poco prima di un blitz dei carabinieri. L’8 febbraio 1993, dopo alcune trattative che impegnarono anche i servizi segreti, si costituì per scontare 9 anni e 7 mesi per associazione mafiosa. In realtà, dopo sei anni è tornata ad Ottaviano, dove tuttora vive.

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