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Ammazzato fuori al Lotto G a Scampia, Salvatore Cipolletta ha pagato la ribellione agli Amato-Pagano

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Da incaricato di uccidere per conto del clan a vittima dell’epurazione interna. Questa la storia di camorra che vede coinvolto Salvatore Cipolletta, ammazzato dagli Amato Pagano il 14 aprile del 2008.

Gli Scissionisti, per dimostrare l’egemonia su Mugnano, territorio su cui hanno sempre operato referenti ribelli alle direttive dei capi, dapprima deliberarono la morte di Camine Amoruso, per insediarvi il CIPOLLETTA SALVATORE, quale loro longa manus su Mugnano; poi CIPOLLETTA fu incaricato di eliminare due affiliati riottosi quali SANTORO e PAROLISI. L’agguato riuscì a metà, poiché PAROLISI sfuggì al commando omicida e, dopo essersi rifugiato nel Commissariato di Giugliano, divenne collaboratore di giustizia. Lo stesso CIPOLLETTA successivamente si rese inviso ai capi degli AMATO PAGANO per la sua tendenza a rendersi autonomo nella gestione dei vari affari criminali su Mugnano per cui ne venne decretato l’omicidio per mano degli Amato Pagano.

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Salvatore Cipolletta aveva 36 anni quando fu ucciso e precedenti per droga e rapina e un processo in corso per usura ed estorsione. Cipolletta fu ammazzato con tre colpi di pistola, alla nuca e alla schiena, mentre usciva da un parco al lotto G di via Labriola. Il sicario gli piombò  alle spalle a piedi perché, secondo gli investigatori, agiva nel suo territorio e non aveva bisogno di fuggire.

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