Scacco ai Sibillo, il profilo dei nuovi ras della cosca: il ‘tramite’ col carcere era una donna

Un clan a composizione familiare dove cugini, compagne e mogli avevano ben presto preso il posto di chi o era morto e era finito in galera. E’ questo quanto emerge dalle oltre 500 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che questa notte ha smantellato la cosca di piazza San Gaetano. Nelle pagine del dispositivo (firmato dal gip Perrella) viene ricostruito l’organigramma del gruppo anche grazie all’ausilio di intercettazioni che hanno permesse agli inquirenti di capire a chi fosse passato lo scettro del comando. Dopo l’omicidio di Emanuele Sibillo il potere era passato nelle mani del fratello Pasquale detto Lino che, dopo aver gestito da latitante (insieme ad Antonio Napolitano ‘o nannone) il periodo di fibrillazione interno ed esterno al gruppo dopo l’omicidio di Emanuele e dell’arresto di numerosi affiliati, una volta catturato a Terni si è però dimostrato capace di far pesare la propria parola anche dietro le sbarre inviando precise direttive al triumvirato formatosi subito dopo e retto da Francesco Pio Corallo, Luca Capuano e i cugini Giovanni Ingenito ‘o luong e Giovanni Matteo ‘o pinguin.

Attraverso successive intercettazioni gli inquirenti hanno compreso quali fossero state le direttive di Pasquale Sibillo dopo essere stato catturato e di come la gestione dei cugini Ingenito e Matteo non fosse piaciuta proprio a tutti e in particolare a Vincenza Carrese detta ‘Nancy’,  moglie dello stesso Sibillo e considerata il ‘tramite’ delle decisioni del marito filtrate dal carcere. In un’intercettazione captata a casa dei Napolitano la Carrese si lamenta della gestione del clan: “Sono due anni che è successo il fatto (la cattura di Pasquale Sibillo) e sono due anni che mi sto scannando con questi (Matteo e Ingenito). Quando successe il blitz mio marito che imbasciata fece avere? Che dovevano essere bloccate tutte le settimane. Tu invece quanto hai avuto?”. Giuseppe Napolitano risponde: “Mille euro”. Sibillo infatti dal carcere aveva dato l’ordine di bloccare le piazze perchè i fondi servivano per pagare gli avvocati, decisione che non era piaciuta proprio a tutti e infatti la Carrese si lamenta con i suoi interlocutori che gli ordini del marito non siano stati rispettati appieno e che ognuno di loro invece di pensare ai carcerati ha pensato al proprio tornaconto personale. “Un domani quando mio marito esce vorrà sapere perchè”.