Non è passata in secondo piano la storia dei quindici presunti boss della camorra scarcerati nel pieno della parentesi estiva. E non ha perso tempo il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, di fronte alla girandola di scarcerazioni per decorrenza dei termini, nel corso del processo al presunto clan Moccia. Al lavoro nel suo ufficio, il capo dei pm napoletani ha chiesto una relazione dettagliata all’aggiunto che coordina i fascicoli legati alla presunta dynasty criminale radicata alle porte di Napoli, ma anche – ovviamente – ai pm che hanno condotto le indagini.
Sono due i provvedimenti adottati dalla sesta penale in favore di quindici imputati chiamati a difendersi dalle accuse di associazione camorristica e riciclaggio: tra venerdì e sabato hanno lasciato la cella un gruppo di nove imputati (i presunti capi del gruppo Moccia), poi altri sei soggetti indicati come affiliati della cosca ritenuta capace di contaminare pezzi di imprenditoria napoletana. Due provvedimenti firmati dai giudici di una sezione penale (la sesta), mentre il fascicolo è formalmente incardinato dinanzi alla settima penale, collegio C.
Processo contro il clan Moccia, il temuto effetto a catena per la Procura si è materializzato. Dopo le clamorose scarcerazioni dell’altro ieri altri sei ras hanno visto confermare lo stesso iter. Si tratta di Filippo Iazzetta, cognato dei Moccia, difeso dagli avvocati Antonietta Genovino e Claudio Davino, Massimo Malinconico (difeso sempre dagli avvocati Antonietta Genovino e Claudio Davino), Benito Zanfardino (difeso da Claudio Davino e Gateano Aufiero), Giovanni Piscopo (difeso da Giuseppe Scafuro e dall’avvocato Spatafora), Francesco Di Sarno (difeso da Saverio Campana). Anch’essi scarcerati per decorrenza dei termini così come gli altri imputati. I giudici infatti avevano accolto le istanze degli avvocati, in particolare dei penalisti Saverio Senese e Gennaro Lepre (per Antonio Moccia), Gennaro Moccia (di Angelo) difeso dai penalisti Annalisa Senese e Ernesta Siracusa, Luigi Moccia (difeso dai penalisti Saverio Senese e Gennaro Lepre), Angelo Moccia (difeso da Annalisa Senese e Claudio Botti), Pasquale Credentino (difeso dagli avvocati Nicola Quatrano e Salvatore Pettirossi); Francesco Favella, Antonio Nobile, Gennaro Rubiconti difesi dall’avvocato Dario Carmine Procentese (per Favella insieme all’avvocato Claudio Davino e per Rubiconti insieme all’avvocato Claudia Salzano).
Cosa è successo
La Procura sosteneva, in virtù di un recente pronunciamento della Cassazione, che i termini decorressero dalla sentenza del dicembre 2022 con cui il tribunale di Napoli Nord aveva dichiarato la propria incompetenza territoriale per la vicenda. I difensori dei Moccia hanno così evidenziato che il calcolo andava fatto a partire dalla data di emissione del decreto di giudizio immediato, che risaliva invece al 22 luglio 2022. Preso atto che fosse ormai decorso il tetto dei tre anni per la custodia cautelare, i giudici della sezione feriale non hanno potuto far altro che disporre l’immediata scarcerazione di tutti gli imputati. Il processo che si sta celebrando davanti ai giudici della settima sezione prende origine dall’inchiesta che ad aprile 2022 aveva portato all’esecuzione di oltre cinquanta arresti tra i ras e gregari nelle diverse articolazioni del gruppo originario di Afragola. Le indagini di carabinieri e guardi di finanza avevano permesso di far luce sulla struttura del clan Moccia, organizzata su diversi livelli di comando e competenza territoriale.

