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martedì, Dicembre 7, 2021
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Tina Rispoli, la Procura fa ricorso: “Va arrestata, sapeva di gestire la cassa del clan”


La Procura di Napoli ha presentato istanza di appello contro la decisione con la quale il 13 ottobre scorso il gip di Napoli ha rigettato la richiesta di decine di misure cautelari nei confronti di altrettanti indagati ritenuti dalla Dda legati al clan Marino delle cosiddette “Case Celesti” di Secondigliano. Tra quegli indagati figurano anche Tina Rispoli, vedova del defunto boss della camorra Gaetano Marino, attualmente moglie del cantante neomelodico Tony Colombo, e Crescenzo Marino, figlio del boss Gennaro Marino, detto “McKay”.

LA DICHIARAZIONE DI TINA RISPOLI. 

«Da molti anni, grido la mia totale estraneità alle condotte del mio ex defunto marito, nessuno mi ha creduto, ora finalmente la verità sta venendo a galla». Così Tina Rispoli, per la quale, nell’ambito di un’inchiesta la Dda ha chiesto l’arresto, rigettato, invece, dal gip di Napoli Tirone. «Un giudice della Repubblica Italiana, il gip la dottoressa Anna Tirone, – continua Tina Rispoli – attraverso un lavoro certosino, logico, attento a leggere bene i fatti, ha evidenziato la mia totale estraneità da vicende criminali e ha collocato la mia persona nella giusta posizione, ero semplicemente la moglie di Gaetano Marino, nient’altro al di fuori di questo». «Credo nella giustizia e continuerò a farlo – conclude Tina Rispoli – con la sicurezza di una persona onesta e per bene. Ringrazio mio marito, Toni Colombo e i miei tre figli per la forza e il sostegno, loro sono l’unica famiglia a cui appartengo».

La gip Tirone ha escluso per tutti la sussistenza dei gravi indizi per l’ipotesi di associazione camorristica (accusa contestata anche all’attuale consorte di Tony Colombo) e ha emesso dieci ordinanze cautelari solo per droga. Fra i destinatari, Roberto Manganiello, nipote dei fratelli Marino, e la moglie Maddalena Imperatore, considerati i capi dell’organizzazione che almeno fino al 2016 ha controllato lo spaccio nel rione “Case Celesti”. Intercettazioni e verbali di collaboratori di giustizia avevano indotto la Procura a configurare l’esistenza del clan Marino. Ed in particolare la partecipazione di Tina Rispoli almeno fino al 2015 anche come “percettore di una quota sociale”.

Chi sono i soggetti coinvolti

Gli arresti erano stati notificati dalla Squadra Mobile di Napoli. Destinatari della misura erano Roberto Manganiello, nipote e braccio destro del boss Gennaro Marino. Sua moglie Maddalena Imperatore, Ciro Peluso, Marco Scaglione, Lorenzo Celentano. Poi ci sono Mariano Isaia, Gaetano Magro, Salvatore Sanges. Coinvolti anche Francesco Montemurro e Luigi Cioffi (quest’ultimo, sfuggito alle manette, si è costituito la sera del 15 ottobre in Questura). Le accuse per le quali sono state emesse le misure sono di spaccio di droga aggravato (il gip ha escluso l’associazione mafiosa).

Per Tina Rispoli, che resta indagata per associazione mafiosa, il pm aveva chiesto l’arresto. Era ritenuta ai vertici del clan, tra i gestori della cassa comune. Ed insieme al nipote Crescenzo Marino (figlio di Gennaro e anche lui indagato), beneficiaria di quote di denaro mensili provenienti dallo spaccio di droga.

Il gip aveva però rigettato la richiesta, non ritenendo che ci siano prove che la donna fosse coinvolta nello spaccio di stupefacenti. E che sapesse della provenienza di quel denaro.  Dalle intercettazioni, aveva poi sottolineato il gip, sarebbe emerso che la donna in quel periodo era tenuta al di fuori delle dinamiche del clan. E non ricopriva nessun ruolo e che i rapporti col gruppo erano tenuti esclusivamente dal marito defunto (ucciso in un agguato sul lungomare di Terracina nel 2012).

 

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