L’ultima relazione della Dia ha tracciato una nuova fotografia della camorra di Marano: “Le storiche famiglie dei Nuvoletta, Polverino e Orlando, questi ultimi operativi anche a Qualiano e Calvizzano, nonostante i numerosi arresti di affiliati ed elementi apicali hanno mantenuto il controllo e la gestione delle attività illecite, consolidando le proprie risorse finanziarie attraverso investimenti in molteplici attività imprenditoriali anche in altri ambiti territoriali nazionali ed oltre confine. Gran parte delle ricchezze dei predetti clan, che coesistono sinergicamente nell’area grazie a legami familiari, trae origine dal traffico internazionale di stupefacenti, soprattutto hashish importato dal Marocco quasi in regime di monopolio, attraverso una rete di elementi fidati e particolarmente esperti nei rapporti con le organizzazioni estere, nella fattispecie con i potenti clan maghrebini”.

A conferma dell’operatività delle singole componenti del suddetto cartello maranese, il 5
febbraio 2020, nell’ambito dell’operazione “Piazza pulita”, i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento restrittivo, nei confronti di  24 affiliati del clan ORLANDO, per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsione e altri reati. Le indagini hanno ulteriormente confermato la composizione integrata dei tre clan maranesi, gli appoggi e le radici profonde con il territorio, tanto da poter contare su una rete di soggetti, affiliati e non, che assicurano il costante reintegro dell’organigramma criminale decimato dalle investigazioni.

Ennesimo riscontro della profonda penetrazione dei clan anche negli enti locali e in particolare nel Comune di Marano è rinvenibile in un’ordinanza di custodia cautelare eseguita, il 30 gennaio 2020 dai Carabinieri, a carico di 3 soggetti, tra i quali un ex Sindaco di Marano di Napoli, un ex responsabile dell’ufficio tecnico del Comune, successivamente a capo del settore urbanistico del Comune di Ottaviano e di un imprenditore edile, ai quali è stata contestata la condotta di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, con l’aggravante dalle finalità mafiose, per aver favorito il clan POLVERINO. Dalle indagini è emerso che l’ex Sindaco e l’ex pubblico funzionario, previa indebita corresponsione di danaro da parte di due imprenditori – anche loro coinvolti nella già illustrata indagine “Antemio”107 del 9 giugno 2020 riguardante il Comune di Sant’Antimo – avrebbero favorito l’aggiudicazione di una commessa di opera pubblica, del valore di 40 milioni di euro, a una società loro riconducibile. L’accordo corruttivo avrebbe avuto come tramite un imprenditore edile legato al clan POLVERINO, già indagato per concorso esterno in associazione mafiosa.

L’attività investigativa ha inoltre consentito di documentare come i citati imprenditori, autori della corruzione, fossero in società occulta con esponenti di vertice dei POLVERINO e tramite il loro sostegno, tra gli anni 2005/2006, fossero riusciti ad aggiudicarsi la concessione per l’esecuzione dei lavori del locale Piano di Insediamento Produttivo.
Della permanenza sul territorio e dell’operatività del clan POLVERINO anche nella sistematica attività di assistenza-remunerazione delle famiglie degli affiliati detenuti, si è avuto riscontro in una operazione dei Carabinieri di Napoli del 26 maggio 2020108, che ha interessato esponenti di vertice e affiliati del clan. Il provvedimento cautelare è stato notificato alla frangia rimasta fedele al boss omonimo che, dopo la decimazione del clan, si è trovata ad affrontare anche una contrapposizione armata con gli ORLANDO, nella gestione del sodalizio.

Il clan POLVERINO ha mostrato capacità criminali in altri settori oltre al traffico di stupefacenti e alla gestione degli appalti pubblici, avvalendosi di soggetti estranei al sodalizio e dotati d spiccate capacità criminali. È quanto emerso nell’ambito dell’operazione “Fuel Discount” del 3 febbraio 2020 eseguita dalla Guardia di finanza di Roma nei confronti di alcuni appartenenti a una organizzazione criminale che, attraverso un sistema di frodi carosello perpetrate nel settore industriale dei prodotti petroliferi, avrebbe sottratto circa 100 milioni di euro di IVA allo Stato, in poco più di due anni, nonché riciclato in Italia e all’estero i proventi illecitamente accumulati.

Altro campo d’azione del clan POLVERINO è la gestione e il controllo del servizio di onoranze funebri, attraverso il quale il sodalizio espande la sua influenza anche in altre aree e all’interno delle amministrazioni locali. Al riguardo, il 25 febbraio 2020 i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di un imprenditore del comparto delle onoranze funebri, ritenuto contiguo al clan citato, per intestazione fittizia di imprese e illecita concorrenza, reati aggravati dal metodo mafioso.Dalle risultanze investigative è emerso che l’uomo, avvalendosi di altri indagati, aveva eluso i provvedimenti relativi all’interdittiva antimafia emessi dalla Prefettura di Napoli a carico di società a lui riconducibili, continuando a operare, tramite ditte compiacenti delle province di Napoli, Caserta e Frosinone, in regime di monopolio, grazie alla sua vicinanza al clan. Peraltro, in dispregio dei provvedimenti cautelari sulle sette aziende di onoranze funebri a lui riconducibili, l’imprenditore continuava ad allestire funerali, violando i sigilli, aggirando il controllo dell’amministrazione giudiziaria e minacciando di morte gli stessi amministratori ostacolando anche le imprese concorrenti.

Pubblicità