«Le dichiarazioni degli ex detenuti riguardanti il presunto pestaggio subito a Napoli da un carcerato poi finito in ospedale ci calunniano. Chiediamo alle “Iene” di  concedere anche a noi uno spazio per difendere l’onorabilità del Corpo di polizia penitenziaria». È questo l’appello che Giuseppe Moretti, presidente dell’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria (Uspp), rivolge al programma televisivo dopo il servizio giornalistico andato in onda sulle presunte violenze che sarebbero avvenute nel carcere di Poggioreale.

IL SERVIZIO

Il servizio di Giulio Golia di domenica 20 maggio sul carcere napoletano ha scatenato il dibattito e anche qualche critica. Come quella di don Franco Esposito, cappellano a Poggioreale, che ha scritto una lettera a Le Iene.
Nel servizio sono stati ripercorsi gli anni in cui le violenze sui detenuti da parte di alcuni agenti di polizia penitenziaria erano sistematiche. Nelle famose “celle zero”, non numerate, una per padiglione. Qui i detenuti (sempre comuni, mai boss) venivano fatti spogliare e picchiati da più agenti.
 
LA DENUNCIA
Poi nel 2013 un ragazzo trova il coraggio denunciare e parte un processocontro alcuni agenti di polizia penitenziaria. Dopo è iniziato un nuovo corso, partito proprio dall’abolizione della “celle zero”. Golia racconta però anche il caso di Roberto Leva, finito in coma, lui sostiene, a causa delle percosse, poco tempo fa, in pieno “nuovo corso” quindi. Sul suo caso è stata aperta un’inchiesta. La direttrice del carcere, Maria Luisa Palma, nega che sia stato picchiato, facendo muro a ogni domanda di Golia.

LA DIFESA DEL CAPPELLANO

 Il servizio di Giulio Golia di domenica 20 maggio sul carcere napoletano ha scatenato il dibattito e anche qualche critica. Come quella di don Franco Esposito, cappellano a Poggioreale, che ha scritto una lettera a Le Iene.
Nel servizio sono stati ripercorsi gli anni in cui le violenze sui detenuti da parte di alcuni agenti di polizia penitenziaria erano sistematiche. Nelle famose “celle zero”, non numerate, una per padiglione. Qui i detenuti (sempre comuni, mai boss) venivano fatti spogliare e picchiati da più agenti.
“Qualche anno fa quando nel carcere di Poggioreale alcuni detenuti mi confidavano di aver ricevuto maltrattamenti e anche qualche pestaggio ad opera di agenti della polizia penitenziaria. mi sono adoperato a denunciare ciò che mi era stato comunicato alla direzione del carcere. ne parlai con il Garante dei diritti dei detenuti allora la dottoressa Adriana Tocco e anche in un incontro col Cardinale il comandante e la direttrice comunicai ciò di cui ero venuto a conoscenza. Inoltre con una lettera aperta alla polizia penitenziaria invitavo gli agenti a dissociarsi da coloro che commettevano questi abusi.
Da allora a Poggioreale sono stati fatti passi da gigante. alcuni agenti sono stati allontanati, altri denunciati alle autorità.iinfine con l’avvento di un nuovo direttore e un nuovo comandante nel carcere si è incominciato a respirare un’aria nuova. È iniziato un processo di rinnovamento.
Credo che sia profondamente ingiusto oggi voler trovare il capro espiatorio per le innumerevoli problematiche che il carcere continua a vivere”. 

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