Quattrocento l´altro giorno, seicento ieri. Il Comune che salva l´autunno di Napoli ha già ingoiato mille tonnellate di rifiuti. Sono previste 400 mila. L´ultima firma del prefetto Catenacci ha riaperto nella notte di martedì la discarica. La prima delle tre indicate dal decreto legge. Ma le altre due sono blindate, cortei dei cittadini e sequestri delle Procure. Sindaco, perché nessuno ha difeso Villaricca? «La discarica è nell´area di tre Comuni. Giugliano e Qualiano dove li mette? Gestire i rifiuti è civiltà. Presto toccherà anche agli altri. Dare la discarica oggi significa evitarne altre dieci». Lello Topo, avvocato quarantenne, si è consegnato alla politica. Rieletto con il 72 per cento, sindaco a tempo pieno, come capogruppo della Margherita è ormai anche l´ambasciatore in Provincia di questo triangolo martoriato dai rifiuti. Aprire un´altra discarica è civiltà, dice lui. Anche lungimiranza, e un giorno potrebbe essere un affare. «Bisogna uscire dagli equivoci e guardare lontano. A Milano esistono discariche e termovalorizzatori. È città civile e sana. Gli impianti devono essere moderni e sicuri. Questo lo è. Si ha paura di un impianto innocuo in una regione che subisce traffici di rifiuti tossici, o li dimentichiamo?».
Nel racconto di un sindaco in controtendenza affiorano i segreti di una mediazione con il governo. Gli altri urlavano, Topo trattava. «Un sindaco non deve fermarsi alla denuncia. Ma fare proposte. Non verrà mai il premier ad offrirmi delle opportunità. Devo io cercare occasioni di sviluppo». La domanda lo irrita: quanti soldi avrà? «Il mio Comune non chiederà neanche i soldi del ristoro ambientale». Si insiste: sindaco, siamo alle opere pie? «No. Compenseremo i tributi. Noi non incassiamo i soldi, loro non ci chiedono le tasse». Il calcolo è presto fatto. Villaricca paga per i rifiuti poco più di un milione l´anno. Gliene spettano 2,5 per la discarica. Per i prossimi anni niente tasse. Ma Topo non ha ottenuto solo questo. «Pecoraro Scanio ha fatto eseguire opere esemplari alla discarica. È più che sicura. Deve ora correggere il decreto legge. Inserire: la discarica che si apre è anche l´ultima nella zona. Così mi garantisco il futuro. Qui ci sono altre dieci buche, capisce? Hanno estratto pozzolana. Non vorrei altre dieci discariche. Quindi: è proprio l´ultima».
Sesto impianto. Dopo Cava Giuliani, le due di Tre Ponti, Settecainati e l´ex Resit. In agosto vi fu la rivolta delle casalinghe. Lina, Maria, Giuseppina dove sono? Erano sulle sdraio. Fu l´ultima spiaggia della rivolta. All´ombra di alberi dal verde ingrigito di cemento. I lavori della discarica erano frenetici, proseguivano. Catenacci portava fretta, il suo intuito consente a Bertolaso oggi di promettere una soluzione in dieci giorni. Un giorno portarono anche i bambini come scudo. C´erano i gipponi della polizia. Caldo, rabbia, paura. Striscioni che erano urla. La contestazione si è placata. Spuntano i manifesti blu di Forza Italia, An, Ccd e Nuovo Psi. A lettere maiuscole tutto il sarcasmo dell´opposizione: Grazie, Complimenti. Insulti garbati al centrosinistra: Topo, Di Palma, Bassolino. Topo non replica sui muri. Lancia un´idea. Invita i cittadini a visitare la discarica. «Si renderanno conto: sono ben altre quelle che ci hanno avvelenato per anni. Venga a vedere».
La strada è lunga. Via Ripuaria taglia i frutteti, che riparano piccoli alberghi a ore. Provinciale 335, la discarica è a otto chilometri dal centro, solo alcune case a 800 metri. Tre pullman di carabinieri e una Stilo con un tenente, un´auto civetta della polizia. Sentinelle di un silenzio inatteso nel verde squadrato. Intorno alla discarica alberi di loti. «Sente odori?» domanda il sindaco. Sui rifiuti versati da poche ore c´è uno strato di terreno e argilla. «È lì il problema», il sindaco ora indica una nuvola nera che si alza sulla pineta di Lago Patria. «Bruciano copertoni ed altro. Tutto abusivo. Diossina. Veleni». Gli telefonano: «Me l´aspettavo», brontola. Ma prega di non scrivere nulla. Impossibile. Ecco: è in corso la bonifica del ministero dell´Ambiente e dei Noe. Individuati bidoni tossici sepolti anni fa in cave abusive. Fu accecato un operaio, tempo fa. «Vengo tra mezz´ora e ne parliamo», chiude brusco il sindaco. Era quello che tutti sapevano. Ma almeno qui c´è la bonifica, adesso.
«L´errore fu dire alla gente: chiudiamo le discariche. Non era vero. Ora è difficile cancellare la paura. Altro errore: fu scelto il progetto di Fibe e il grande inceneritore di Acerra. Esagerato. Meglio il progetto Enel, ma fu bocciato, si sa pure perché. Ora Bassolino deve aver coraggio: 4 piccoli inceneritori a Napoli, e uno per ogni provincia».
Sospira, adesso. «Ho tanti progetti con Giugliano, Qualiano, Mugnano. Ci tocca invece parlare di spazzatura». Villaricca sta cambiando. Ha speso 40 milioni di opere pubbliche. Una biblioteca nel Palazzo Baronale, finalmente la caserma costruita dal Comune per i carabinieri, domani le buste per il distretto sanitario. E il sogno di un vicino parco archeologico. “Liternum Sviluppo”, sostenuto dal sindaco Taglialatela di Giugliano, vuole riportare alla luce una città romana. Sarebbe il rilancio di tutta la zona. La discarica apre un credito con Governo e Provincia. «Qualcuno fece costruire un albergo sul teatro dei romani», allarga le braccia Topo. E fissa la discarica. È il suo vanto e il suo tormento. Sicura, pulita, ma discussa. Ha inserito nel comitato dei garanti anche due cittadini. «Ma sono io che vengo sempre a controllare. In sei mesi sarà colma, è l´ultima, la chiuderemo per sempre». Più che i giorni, il sindaco conta le tonnellate. Da oggi ne mancano 399 mila.
ANTONIO CORBO
LA REPUBBLICA – 13 OTT. 2006


