La regione Campania ha speso solo il 46% dei fondi ed ha impegnato il 70% delle risorse finanziarie; ha perduto il 30% dei finanziamenti comunitari del 2000/2006; nel bilancio preventivo 2007 non vi è alcun stanziamento e manca la voce “Fondi Europei” il che significa che il 2007 – il programma operativo 2007/2013 – non sarà utilizzato e la regione Campania perderà un anno .
Nel mese di settembre di questo anno l’Istituto della Ragioneria Generale per le Politiche Europee (IGRUE) del Ministero del Tesoro, aveva resi pubblici i dati sull’utilizzo dei finanziamenti europei da parte delle regioni ad obiettivo 1 del nostro paese.
La Campania a quella data aveva impegnato il 68,8% dei finanziamenti assegnati ed aveva erogato il 44,6% del totale dei fondi disponibili.
Il 15 dicembre di questo anno finirà ufficialmente la stagione di Agenda 2000, il Programma Operativo Regionale (P.O.R.) che ha interessato gli anni tra il 2000 ed il 2006. Nei pochi mesi tra settembre e dicembre la regione Campania ha utilizzato ancora alcuni finanziamenti europei, raggiungendo il 70% del totale assegnato erogando nei sei anni della vigenza del Programma Operativo circa il 46% del totale dei fondi disponibile.
Esaminando questi dati attraverso la quantificazione percentuale dei risultati ottenuti appare evidente un utilizzo non ottimale di quanto era messo a disposizione da parte dell’Unione Europea. Se dai dati percentuali si passa a quelli reali, essi appaiono crudi nella loro significativa rappresentazione: i fondi assegnati alla Campania sono 7.748.172.782 Euro, quelli effettivamente spesi nei sei anni del programma sono 3.594.159.479. La differenza è enorme: 4.184.013 .303!!!
Questo significa che la Regione Campania nei sei anni del Programma Operativo ha speso per ogni anno 594.026.579 Euro a fronte della possibilità di utilizzarne 1.291.362.130. La differenza è evidente: allo sviluppo della Regione Campania per ogni uno dei sei anni trascorsi mancano 697. 335.551 Euro. La Regione Campania ha tempo fino al 2008 per poter spendere gli ulteriori fondi impegnati con la possibilità di raggiungere i 5.421.720.947 Euro. Questo significa che per ogni anno saranno stati spesi 677.965.118 Euro con un incremento del 12,4% dei finanziamenti spesi nei sei anni di vigenza del P.O.R. Campania. Questi dati dimostrano che la Regione Campania ha perso ben oltre il 30% dei finanziamenti assegnati.
Il valore dei finanziamenti disponibili per il recupero del ritardo di sviluppo, sta tutto nella capacità di spendere per ogni anno la maggior parte dei finanziamenti previsti; tale, da indurre una crescita economica del prodotto interno lordo che serva ad alimentare il volano delle attività produttive, commerciali, finanziarie, sociali e culturali: in una parola a determinare lo sviluppo della regione.
Quando si definiscono, in sede europea, gli anni che formano la struttura di un programma di finanziamenti per lo sviluppo, c’è una riflessione sulla qualità dello sviluppo da indurre a cui viene adeguata una quantità economica sufficiente per quello sviluppo. I sei anni previsti per Agenda 2000 non erano un caso, facevano parte di un programma di intervento che doveva servire alle Regioni dell’Obiettivo 1 a recuperare importanti pezzi di un ritardo accumulato nei quindici anni passati.
Da questa riflessione ne deriva che una cosa è prevedere l’impatto di un intervento finanziario in sei anni, un altro è quello di spalmarlo su otto anni. La Campania si trova nella condizione in cui non solo ha spalmato l’erogazione dei finanziamenti europei in otto anni, ma a questo ha aggiunto che, delle somme disponibili, ne ha utilizzate solo il 70%. In questi sei anni il PIL della Campania è aumentato di uno 0,5-0,6% l’anno, che risulta residuale rispetto alle necessità ed ai bisogni della Regione.
Con amarezza ed indignazione possiamo ancora una volta affermare che i finanziamenti europei, pur erogati in quantità notevole nella nostra regione, sono serviti poco per organizzare lo sviluppo del nostro territorio facendolo allontanare dagli standards europei.
Guardando con attenzione ai bilanci della Regione Campania degli ultimi tre anni e prendendo a riferimento il bilancio preventivo per il 2007, ci rendiamo conto che la situazione economica e finanziaria della regione è drammatica. Nel 2006 la sanità ha accumulato 7 miliardi di deficit, le aziende di trasporto regionale sono in perdita, le spese di gestione del personale e del funzionamento della macchina regionale sono enormi, mentre le spese per lo sviluppo sono collegate unicamente ai finanziamenti europei.
In questo quadro aver fallito l’obiettivo del pieno utilizzo dei finanziamenti europei, a fronte di un bilancio disastrato dell’ente regione, si evidenzia un grave problema per la Regione Campania.
Ai gravi ritardi accumulati nel corso degli anni, aggiungiamo gli ulteriori ritardi che si stanno producendo nell’attività regionale sapendo che i cittadini della regione Campania pagano le tasse regionali con l’aliquota massima applicabile, prevista dall’ordinamento dello stato.
Tutto questo incide nelle condizioni di crescita delle PMI, nel permanere di un grave livello di disoccupazione, nel verificare una mancanza di sicurezza sociale, un aumento generale del degrado ambientale ed una difficoltà complessiva dei cittadini della regione.
In aggiunta a questo ci appare significativo il dato che nel bilancio di previsione delle Regione Campania alla voce “finanziamenti europei per il 2007” non c’è nessun fondo previsto. La giustificazione di questo dato è nella mancanza degli assi di riferimento del nuovo Programma Operativo 2007-2013. Questo significa che già il primo anno del nuovo Piano Operativo è di fatto saltato per i finanziamenti europei.
Si continua a ripercorrere le vecchie strade ed i vecchi errori di una programmazione insufficiente ed una pianificazione inadeguata e senza alcuna valutazione della produttività della spesa pubblica.
Nella Regione Campania, appare evidente, una chiusura provinciale della classe dirigente per tutto quello che riguarda l’Europa, i suoi ordinamenti, le sue direttive, le sue potenzialità. L’Europa è vista come una fastidiosa necessità, una entità astratta, lontana, che chiede una montagna di carte e di documenti da dover compilare per ottenere finanziamenti e fondi. Fino a quando ci sarà questa cultura, fino a quando nella politica e nella società campana ci sarà una cultura clientelare nella richiesta e nell’erogazione di finanziamenti, sarà difficile utilizzare a pieno e correttamente l’enorme massa di fondi che l’Unione Europea mette a disposizione per sorreggere lo sviluppo delle Regioni del Sud.
RAFFAELE PIROZZI
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