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QUALIANO. UNA POLTRONA PER TRE. IL CENTRO DESTRA ALLA RICERCA DI UN NUOVO LEADER

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Chi raccoglierà l’eredità di Michele Schiano nel centro destra qualianese? Chi sarà il nuovo “lìder” maximo che si leverà a nuova guida, spirituale e politica, dello schieramento che ha dominato gli ultimi dieci anni di vita amministrativa nella nostra città? Qualche piccolo “germoglio”, se così si può definire un nome appena visibile o flebilmente sussurrato, già si inizia ad intravedere. Comunque è ancora presto per iniziare a giocare con il toto sindaco, però nulla vieta di tentare qualche piccolo azzardo. Dopo la farsa dell’ultimo consiglio comunale, farsa nella quale (quasi) tutti gli eletti, dalla destra alla sinistra, hanno dato l’impressione di spalmarsi “letteralmente” sul sindaco e sulla intera amministrazione, qualcosa a destra sembra si stia muovendo. Per la CdL qualianese qualsiasi voglia di inciucio con la maggioranza è stata spazzata via. Il sindaco, a quanto pare, non può accontentare tutti, quindi necessariamente (e democraticamente), in consiglio comunale dovrà esserci una opposizione che si contrappone ad una maggioranza. Se tutti sono in giunta significa che c’è qualcosa che non quadra nel gioco delle parti e si corre concretamente il rischio di essere commissariati dal Prefetto e, come recita un antico e saggio proverbio napoletano, “ccà nisciuno è fesso”. Dopo le richieste della Margherita e le rivendicazione dei Democratici di Sinistra (si perché anche gli ex comunisti hanno chiesto al sindaco una poltrona in giunta), davvero non c’è più posto per nessuno nella stanza dei bottoni. Tutto occupato, anche i posti “all’impiedi”. Quindi, rassegnati ed ancora stupefatti per lo tsunami che li ha travolti, i quattro gatti del centro destra ancora rimasti, restano condannati, loro malgrado, all’opposizione per i prossimi 5 anni (5 tendente al 10) e dovranno necessariamente impegnarsi per individuare un leader credibile e vincente, uno insomma che sappia tirare la carretta e ripetere i fasti elettorali degli anni passati. Per la CDL la traversata nel deserto è appena iniziata e quindi c’è tutto il tempo per fare le cose tranquillamente e per bene. In pratica alla coalizione serve uno che fin da ora in consiglio comunale sappia quantomeno arginare la deriva galdieriana ed infondere alle demoralizzate truppe, rinnovato vigore e nuova linfa vitale. Serve urgentemente un nuovo disegno politico. Ovviamente la rosa dei nomi da cui tirare fuori il nuovo leader è interamente riconducibile agli attuali eletti, però nulla vieta che in futuro qualche esponente possa comunque venire dal mondo imprenditoriale o dalla cosiddetta società civile, proprio come accadde nel lontano 1993, quando i democristiani, nell’ultimo minuto utile prima della presentazione ufficiale delle liste, riposizionarono nel congelatore Crescenzo Picascia e tirarono fuori dal cilindro, in modo alquanto stupefacente, Pasquale Galdiero, all’epoca solo uno stimato medico condotto. Il doctor beffò sul filo di lana l’avvocato Stefano Morgera, che già veniva accreditato come sicuro sindaco nel quinquennio 93/97. Gli strascichi ed i veleni di quella ormai storica campagna elettorale, sono finiti solo qualche mese fa e cioè quando l’avvocato ha “firmato”, di fatto, la pax politica (e sociale) tra le diverse e contrapposte fazioni, benedicendo”Urbi et Orbi” proprio il suo antagonista di allora.

Nuovi equilibri nella Cdl. In pratica a contare molto è anche il nuovo equilibrio che si è creato tra i partiti della Casa delle Libertà dopo le ultime elezioni amministrative. Se prima la CDL poteva contare su un dominus che decideva vita (politica), morte (politica) e miracoli (politici) di molti personaggi, oggi non è più così. L’ex re “Michele Nuosto III”, abdicando in favore di “Scialone II”, ha firmato la sua condanna politica (definitiva?), polverizzando di fatto il centro destra prima delle elezioni, e pagando successivamente in prima persona, in termini di consensi soprattutto personali, dieci anni di scelleratezze politiche e mediocrità amministrativa. Oggi, seppur consigliere eletto, l’ex primo cittadino alla opposizione in consiglio comunale, ha preferito un triste e volontario esilio in terra straniera.

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Le quotazioni. Sul mercato della politica locale l’UDC vale almeno quanto Forza Italia (2 consiglieri a testa), mentre solo Alleanza Nazionale, che conta una sola presenza in consiglio comunale, sembra ancora essere in una drammatica ed irreversibile crisi di credibilità e consensi. In compenso però nel partito di Fini c’è un uomo solo al comando che decide a proprio piacimento il da farsi. Lo spregiudicato doppiogiochismo delle altre fiammelle (Zara, Marfella e la strana coppia Li/Ricciardiello) si è presto spento nel vortice elettorale. Le lotte per la leadership hanno premiato il solo Salvatore Onofaro, vero ed unico catalizzatore di consensi e nuovo signore delle preferenze. Ormai l’architetto Totore è divenuto capo indiscusso di fascisti e post fascisti qualianesi. An è lui. Non male per un socialista.

Il borsino dei leaders. Quali dovranno essere invece le caratteristiche intrinseche ed estrinseche che dovranno disegnare il futuro leader maximo del centro destra? I voti di partito? Le preferenze personali degli eletti? La famosa “capacità politica”? Qualunque sia il metodo usato per la scelta del nuovo comandante in capo, certamente esso non può prescindere dagli uomini che sono presenti in consiglio comunale. Quindi, ogni futura decisione passa necessariamente attraverso i soliti noti. Il primo della lista che viene in mente è il Marrazzo di turno. Domenico viene reputato dagli addetti ai lavori ancora giovane. L’ultimo rampollo della nobile casata qualianese, per qualcuno, si comporta ancora come un novizio: “Non ha ancora la verve giusta” sentenzia un nostalgico, che prosegue : “Un po’ di sana opposizione non gli guasterebbe di certo, anzi, può solo migliorare”. Già può solo migliorare. Comunque nel partito di Casini al momento non c’è fronda che tenga (anche perché sono rimasti solo loro, i Marrazzo Bros.) e il giovane legale sembra avere ormai la strada spianata ed in discesa per giocarsi la carta della leadership nei prossimi 5 anni. Il tutto sotto l’occhio (quasi paterno) di Mario Cacciapuoti. Il vescovo democristiano non è più turbato fra ragione e sentimento ed ormai ha già deciso: si farà da parte e sosterrà incondizionatamente il giovane pupillo. Uno Scialone III è improponibile ed antistorico quindi, giocoforza, passerà la mano.

Palma forever? Anche sull’altro versante destro sembrano esserci pochi dubbi su chi possa essere il nuovo leader. C’è solo Giovanni Palma a tirare la carretta in Forza Italia, aiutato o da qualche peones che aspetta “o piacere” oppure da chi”il piacere” già la ha avuto ed ora cerca quantomeno di sdebitarsi. Altre ragioni per rimanere nel partito di plastica non c’è ne sono. Tanti “amici e simpatizzanti”, come amava definirli l’ex sindaco, si sono trasferiti armi e bagagli sull’altra riva del fiume e stanno già adorando il nuovo re. Giovanni è considerato l’erede naturale di Michele Schiano, sia per approccio culturale sia per capacità di sintesi e mediazione (qualità riconosciutagli un po’ da tutti). Un decisionista dunque. Last but not least (l’ultimo ma non il meno valido) è Salvatore Onofaro. Vale quanto detto prima e cioè anche per lui la strada è spianata e tutta in discesa. E’ l’unico nel centro destra che ha il segno “+” davanti a consensi elettorali. In An non c’è più nessuno capace di insidiare la sua leadership. E’ stato raso tutto al suolo. Comunque staremo a vedere il canovaccio politico che questi tre signori saranno capaci di tèssere e chi, tra loro tre, riuscirà a tirare fuori dal pantano politico i rispettivi partiti e quindi l’intera coalizione. La strada è ancora lunga ed il viaggio è appena iniziato.

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