Coccarde e nastri bianchi sui muri e sui lampioni disegnano il percorso tra la sua casa di via Frezza e piazza Camposcino. Qui, nella chiesa di San Marco, proprio accanto alla panchina che porterà una targa con il suo nome, la bara bianca di Giuliano Iacoviello Panico, il diciassettenne ucciso giovedì scorso, è stata accolta da un lungo applauso. Lo stesso calore ha accompagnato il giovane al cimitero, portato a braccia dagli amici più cari, sotto una pioggia di coriandoli e confetti bianchi. Davanti al lungo corteo lo striscione «Giugliano piange uno dei suoi figli», poi i genitori, Anna e Luigi, il fratellino e lo zio Paolo. Il luogo dell’omicidio è stato trasformato in un altarino, con la sua foto, peluche e centinaia di bigliettini. Molte ragazze lo immortalano con il telefonino o lasciano messaggi affettuosi. C’è anche un nuovo mazzo di fiori lasciato da Anna Giappone, la ragazza al quale era legato. Non se l’è sentita di partecipare alle esequie, ma sul bigliettino la sua scrittura tondeggiante dice: «Ti porto sempre nella mia anima». Ieri mattina in chiesa hanno pregato più di trecento persone, nella maggior parte adolescenti. E direttamente a loro ha parlato monsignor Parisi, dopo aver confortato i familiari. «La morte di Giuliano non deve essere capitata invano – dice don Angelo – ma deve servire a scuoterci dal torpore: rassegnazione e assuefazione non servono. Non mi piace sentir dire che bisogna scappare da Giugliano, che non c’è speranza. No, bisogna restare qua, e fare in modo che ogni fiore di Camposcino possa trovare un’occupazione, crescere in un ambiente sereno e vivibile». Lo chiedono a gran voce anche i componenti dell’associazione Camposcino che sollecitano il cantiere del campetto di calcio alle spalle della chiesa. «Se i giovani hanno un luogo sano dove impegnarsi in attività sane – ammonisce il presidente Tammaro Iavarone – corrono meno rischi di essere reclutati dalla criminalità».
TONIA LIMATOLA – IL MATTINO 10/10/2006
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