La Finanziaria 2007 (L. 296/2006) entrata in vigore il 1° gennaio 2007 impone a tutti i datori di lavoro di qualunque impresa o istituzione e di qualunque settore produttivo la comunicazione di assunzione di un lavoratore il giorno prima l’instaurazione del rapporto di lavoro. L’obbligo era già stato sperimentato nel corso del 2006 nell’edilizia. La normativa precedente imponeva l’obbligo di comunicazione il giorno stesso l’instaurazione del rapporto di lavoro. In questo modo, i datori di lavoro potevano muoversi con una certa flessibilità e molto spesso denunciavano l’assunzione solo in casi particolari come eventi connessi a incidenti sul lavoro o a ispezioni delle autorità di controllo. Si tratta, dunque, di una norma molto restrittiva che colpisce ogni datore di lavoro, grande o piccolo che sia. La stessa legge prevede inoltre l’inasprimento delle sanzioni amministrative per tutta una serie di inadempimenti connessi alla gestione del personale. Le sanzioni amministrative entrate in vigore prima del 1999 sono quintuplicate, mentre la sanzione per irregolarità nei libri matricola e nei libri paga sale da 4.000 a 12.000 euro. Infine, viene esteso a tutti i datori di lavoro l’obbligo di possedere il cosiddetto “Documento unico di regolarità contributiva (Durc)” per usufruire di benefici normativi e contributivi. In un primo rapporto sulla lotta al lavoro nero in seguito alla legge Bersani-Visco entrata in vigore lo scorso mese di agosto il ministro del Lavoro Cesare Damiano parlò di impianti normativo estremamente efficace, mentre i risultati dell’attività ispettiva nel terzo trimestre 2006 ribaltavano nettamente la situazione del primo trimestre, ultimo del governo Berlusconi. L’attività ispettiva era concentrata prevalentemente nell’edilizia e nell’agricoltura. Il bilancio parlava di 88 cantieri edili sospesi, di 120.603 aziende irregolari, di 30.650 lavoratori totalmente in nero. Dal 1° gennaio 2007 i controlli dovrebbero estendersi su tutti i settori, saranno presi di mira il commercio, gli alberghi, i ristoranti oltre all’edilizia e all’agricoltura. Ma saranno presi di mira anche settori più moderni come l’informatica dove sono utilizzati la maggior parte dei contratti di lavoro atipici. Il nuovo governo, e in particolare i misitri Damiano, Bersani e Visco, stanno conducendo una battaglia fortissima contro il lavoro nero, con sanzioni più forti, controlli più mirati e rafforzati, norme più stringenti ed efficaci. Tutto questo va bene, vogliamo eliminare il lavoro nero, speriamo di non eliminare anche il lavoro, però. Come messo già in evidenza dalla Cisl, le risorse stanziate per favorire l’emersione diretta delle imprese e dei lavoratori sono scarse. Forse, insieme al bastone, il governo dovrebbe usare di più e meglio anche la carota. Combattere il lavoro nero e il sommerso esclusivamente a colpi di blitz non è proprio il massimo. Se punire le irregolarità è sacrosanto rispetto ai desiderata collettivi che spingono verso una società migliore, allora bisognerebbe anche rimuovere le condizioni di partenza che spingono all’irregolarità, una pressione fiscale più bassa, una pubblica amministrazione più efficiente, un ambiente generalmente meno ostile all’impresa e al lavoro. Per esempio, il Comune di Napoli da circa sette anni porta avanti il progetto C.U.O.R.E., un insieme di centri operativi che impiegano animatori di sviluppo locale disposti a setacciare il territorio, avvicinare le imprese, aiutarle ad emergere. Perché non rafforzare anche questo tipo di intervento?
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