HomeVarieGALDIERO SCIVOLA SULL’ACQUA (E RISCHIA DI AFFONDARE)

GALDIERO SCIVOLA SULL’ACQUA (E RISCHIA DI AFFONDARE)

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“L’acqua è poca e la papera non galleggia”. Anzi rischia di affondare aggiungiamo noi. Sulla privatizzazione della gestione dell’acquedotto (e delle acque reflue e di scarico), la giunta guidata dal neosindaco Galdiero rischia seriamente di naufragare, ed insieme ad essa arrischia soprattutto una ciurmaglia di gente con troppi equivoci e molti scheletri nell’armadio. La quasi forzatura che il primo cittadino ha deliberato in perfetta solitudine alla fine dello scorso dicembre ha innescato solo malcontento in quasi tutte le forze politiche ma soprattutto in quelle che risiedono stabilmente nella stanza dei bottoni. L’Udeur, primo sottoscrittore dell’accordo che ha portata Galdiero alla vittoria nel giugno scorso, esce dalla maggioranza e, a quanto pare, passa all’opposizione. Perdi 2 e prendi 3 è l’ultima offerta sul mercato della politica qualianese. Ai due consiglieri del partito di Mastella dovrebbero subentrare i tre della Margherita. Mega e mini riunioni ufficiali ed ufficiose si susseguono in queste ore. Sono ore molto coincitate. Casa Mancino e Casa Galdiero soni i due baricentri su cui ruota la politica qualianese. Chissà se le discussioni fra i “capoccia” della Margherita riguardano sole le poltrone da occupare o stanno semplicemente facendo un “brain storming” per ovviare ai proclami degli ultimi giorni. Vedremo. Manifesti, appelli pubblici e volantini ormai non si contano più ed i muri e le strade della nostra città dicono (quasi) tutto. L’acqua (e la sua gestione) sono indubbiamente il “fatto” di questo inizio anno ed ormai in ogni casa non si parla d’altro: “Privatizzare o non privatizzare?” questo è l’angoscioso dilemma che turba il sonno dei panzatuosti. Ma i fans del primo cittadino non hanno dubbi : “Bisogna privatizzare, lo impongono molteplici ragioni ed in primis quelle del disastrato Bilancio comunale”. Ed ancora: “Il comune ha un debito per milioni di euro con Eniacque Spa e questa è solo una parte della pesante eredità lasciata dalla vecchia amministrazione. Tale fardello può pregiudicare pesantemente l’azione amministrativa di qualsiasi classe politica, anche quella più volenterosa”. Ma davvero la privatizzazione di questo importante servizio è la panacea di tutti i mali? Davvero dare in gestione un servizio di così vitale importanza e valenza è l’unica strada percorribile? Perché si è arrivati a questo? Cosa è successo nelle altre regioni italiane o negli altri ATO della regione Campania che hanno già privatizzato la gestione del servizio idrico integrato? Chi, praticamente, andrà a gestire tali servizi nei comuni? Chi sono i soci “privati” che insieme all’ente pubblico gestiranno questa concessione, che pare, sia addirittura trentennale?

La storia degli ATO. Gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) sono una parte del territorio regionale i cui confini sono stati delimitati dalla Legge Regionale 14/1997 ai fini della gestione del S.I.I. (Servizio Idrico Integrato) in perfetta coerenza a quanto stabilito dalla legge (nazionale) Galli n. 36 del 1994. Questa legge, nella sua parte teorica contiene degli importanti concetti universali legati proprio alle risorse idriche, concetti che metterebbero addirittura d’accordo “no global” e liberisti neo conservatori. Infatti la legge “certifica” che l’acqua è un bene ed ha un suo valore assoluto, ma al tempo stesso (essa) detta le diverse strategia da adottare per preservare la sua assoluta preziosità. In pratica la legge del 1994 indica che gestione dell’oro blu può essere affidata sia agli stessi enti pubblici (in house) sia, ove questo per molteplici ragioni risulta impossibile, a consorzi privati. In questo caso i comuni dovranno cedere la gestione dei loro impianti a società per azioni, peraltro da loro stessi partecipate. Da questo momento in poi (dice sempre la legge nazionale) la regioni italiane devono “attrezzarsi” per legiferare in merito alla spinosa questione. Qualche anno dopo, e precisamente nel 1997 per conformarsi ed adeguarsi (almeno in parte) alla famosa legge nazionale del 1994, alcune regioni, tra cui anche la Campania, iniziano a delimitare i confini dei famosi ATO, i cui consigli di amministrazione (molti di colore rosso) sono deputati a scegliere se privatizzare il servizio o gestirlo “in house”. In Campania la legge regionale del 1997 ne ha istituiti 4 e precisamente : ATO 1 – Calore Irpino – ATO 2 – Napoli – Volturno (quello che comprende anche Qualiano); ATO 3 – Sarnese – Vesuviano ed ATO 4 – SELE. Questi quattro ATO entro poco tempo dalla loro istituzione (fatta sempre con la legge regionale del 1997), debbono deliberare se privatizzare o meno il loro Sistema Idrico nell’ambito del proprio territorio. La stessa legge indica altresì che gli stessi ATO possono consorziarsi con privati per la gestione del servizio. I comuni invece che vogliono consorziarsi diversamente, cioè al di fuori dell’ATO, lo debbono dire prima (ed è quello che ha fatto il comune di Qualiano nel 2002). Ovviamente, come la più elementare delle regole in economia, e questo vale nell’uno e nell’altro caso, quando si formano società miste pubblico/privato, tutto deve mirare al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario e se possibile addirittura avere degli utili. Ed è questo il vero spartiacque con il passato.

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L’acqua come merce da pagare. La vera novità di questa orgia legislativa e che in pratica la tariffa a fronte del servizio d’erogazione dell’ acqua diventa un “corrispettivo”, cioè un prezzo, ed in pratica, l’acqua non è più un diritto del cittadino ma diventa una merce da pagare. Quindi, come spesso accade nella tradizione italica, “fatta la legge trovato l’inganno”. Da questo momento in poi pescecani e pesciolini iniziano ad attrezzarsi per gestire questo enorme e nuovo business che porterà (come vedremo) profitti ed utili a valanga soprattutto nelle casse di grandi multinazionali e piccole società, queste ultime nate con il solo scopo di lucrare e guadagnare sull’acqua. Mai norma fu più “bipartisan” della legge Galli . Quasi tutte le regioni italiane hanno deliberato e privatizzato tutto quello che era possibile. Tranne pochissime eccezioni questa legge ha unito quasi tutto lo stivale. Dalla Campania alla Lombardia (governate rispettivamente dai contrapposti Bassolino e Formigoni) per finire alla civilissima ed attentissima Toscana. Proprio nella più rossa delle regioni italiane nel 1999 è partito il primo progetto di affidamento del Servizio Idrico Integrato ad una società mista con capitale pubblico. Dopo quasi dieci anni la situazione di erogazione del servizio non è affatto migliorata. Anzi. Come dieci e vent’anni fa, in molte zone della provincia di Arezzo (comune capofila della prima Ato toscana) l’acqua continua a mancare. Sono solo aumentati prezzi e tariffe. Tanto per cominciare bene il nuovo anno, già dal 1° gennaio 2007 per gli operosi abitanti della bassa Toscana scatterà un ulteriore aumento del 6,5%, pari a più del triplo dell’inflazione (ferma al 2% da svariati anni) e coincidente esattamente (e stranamente) al massimo consentito dalla legge.

L’ATO3 (l’esordio) e l’ATO2 (la vendetta). Dopo Arezzo il Servizio Idrico Integrato approda alle falde, o meglio all’ombra del Vesuvio. Gestisce tutto Totonno Bassolino, of course. L’ ATO 3 comprende alcuni comuni con la più alta densità abitativa del mondo, ed è stato il primo ad essere privatizzato in Campania. Il consorzio G.O.R.I (Gestione Ottimale Risorse Idriche) nel 2002 ha affidato la gestione dell’ATO3 alla società Sarnese – Vesuviana Srl nella quale sono entrati come soci di minoranza la Icar, l’Acea (municipalizzata romana), Enel Hydro (multinazionale francese), DM, Sgi, Consorzio Ferocia, etc. etc. per un business da capogiro. E’ stato stimato in almeno 1400 miliardi di vecchie lire il giro di affari legato all’acqua alle falde del Vesuvio. Ma c’è di più. Il governatore della Campania ha altresì affidato, sempre nello stesso periodo, a Eniacqua spa (di Romiti e Caltagirone) la gestione dell’Acquedotto della Campania Occidentale SICO (in pratica l’acquedotto del Garigliano) e dell’Acquedotto del Matese. Passata indenne la prima fase alla fine del 2004 è la volta del Servizio Idrico Integrato dell’ATO2 (chiamato Napoli – Volturno), comprendente 136 comuni della provincia di Napoli (Qualiano compreso) e Caserta. Il consiglio di amministrazione dell’Ambito Territoriale Ottimale 2, già istituito dalla legge regionale n.14/1997 (sempre per ottemperare alla legge Galli del 1994), delibera che il Servizio di gestione dell’acqua potabile e delle acqua reflue e di scarico, con gara d’appalto, sarà affidato ad una società privata, controllata solo per il primo anno al 60% dal capitale pubblico. Poi il famoso capitale pubblico passerà la mano via via a favore di quello privato. Ma non finisce qui. Proprio come il mago Silvan in Sim Sala Bim, Antonio Bassolino gioca sempre più d’azzardo. Nello stesso periodo affida alla Impregilo di Cesare Romiti ed alla Ferocia Srl i collettori di scarico e gli impianti di depurazione di Acerra, Cuma, Foce Regi Lagni, Marcianise e Napoli Nord. Anche in questo caso il business è bipartisan. Dentro c’è anche l’ex presidente napoletano della Confindustria D’Amato. Così, non solo con l’acqua ma soprattutto con la merda, si potranno riscuotere fiumi di miliardi (del vecchio conio) dalle bollette imposte alla popolazione. “Più caghi più paghi”. Elementare no?

Un circolo vizioso per il grande business. In pratica i privati (le multinazionali globali insieme ai soliti imprenditori che stanno sempre in ogni grande affare nazionale) vogliono trasformare l’acqua in un business e non sono certo interessati a un uso oculato di questa risorsa. L’equazione del business dell’oro blu è abbastanza semplice: più acqua si consuma, più acqua viene venduta, più acqua viene restituita inquinata, e quindi c’è più acqua da depurare. Insomma si avvia un circolo vizioso che non può che portare al rincaro di questo bene essenziale per la vita dell’uomo.

E a Qualiano? Il nostro comune nulla può fare per sottrarsi alla morsa delle multinazionali o di privati locali senza scrupoli. Scegliere fra l’inquietante ed oscura società di Orta di Atella o le grandi Multinazionali è una ardua impresa. Dopo quello del petrolio che è stato l’affare del secolo scorso, l’acqua e la sua gestione, sarà il business dei prossimi anni e la classe politica nazionale, ma soprattutto quella regionale, questo lo ha già capito da tempo e si è quindi attrezzata in tal senso. Tutto quello che sta succedendo in questi giorni è stato già scritto fin dal 1994. Una legge regionale ha già deciso che, nostro malgrado, il comune di Qualiano è inserito nell’ambito dell’ATO2, il quale a sua volta ha già deciso di privatizzare la gestione del ciclo completo delle acque in tutti i comuni che ne fanno parte. In quest’ultimo periodo però sembra che qualche cosa si stia muovendo in senso contrario. Le proteste dei cittadini e della società civile sono arrivate a tutti i livelli del potere ed il legislatore nazionale (pare) voglia cambiare qualche cosa ed ha quindi prorogato l’adesione dei comuni agli ATO di un altro anno. Se ne riparlerà alla fine del 2007. Anche nel nostro comune quindi c’era tutto il tempo di ripensare e ridiscutere quasi tutto e davvero non si capisce la forzatura del primo cittadino su un argomento tanto importante e delicato. Una causa con la Acquedotto Scpa di Orta di Atella si poteva anche rischiare. In questo momento alla nostra città servono più politici che ragionieri. Il cambiamento tanto auspicato passa necessariamente anche attraverso queste (piccole) cose. Il tema è tremendamente serio ed arroccarsi sull’Aventino non giova né alla discussione né alla nuova amministrazione che, dopo solo sei mesi, perde i primi pezzi.

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