Esilarante, davvero esilarante. Un pezzo comico, un magistrale mix tra avanspettacolo del dopoguerra e pezzi di sceneggiatura dei film di Franco e Ciccio. Conoscevamo Al Fath, sapevamo del partito Hezbollah ma l’ultima falange nata all’ombra del tiglio proprio ci sfuggiva. No, non stiamo recensendo nessuna trasmissione televisiva né tanto meno una spy story. Stiamo parlando di una associazione quasi “sovversiva” nata proprio in questi ultimi giorni. Tutto ha inizio con una lettera, una semplice lettera che se pensata, scritta e pubblicata in qualunque altro posto del mondo civile e “globalizzato”, avrebbe fatto ridere chiunque (compreso gli stessi redattori del documento), ma non nel favoloso regno dei panzatuosti, dove anche le cose più assurde diventano statica e noiosa routine. Stiamo parlando (precisamente) della missiva scritta dal sedicente gruppo armato (di penna e “calamaro”) denominato “Gruppo avvocati Qualiano”, che in una lettera pubblicata sulle pagine di questo giornale appena qualche giorno fa, si lamentava del nuovo corso inaugurato dal sindaco, il quale, sempre a loro dire, invece di valorizzare le preziose risorse professionali locali, favorisce i forestieri. Beh, fin qui nulla da eccepire. Qua il problema è serio. Come tutte le opere buffe, le risate tendono a mascherare una vera e propria tragedia. Da quando è terminato lo “schianismo” rampante e Michele Nuosto II non distribuisce più incarichi e consulenze professionali a raffica, gli operosi avvocati qualianesi (ma anche i geometri, gli architetti, gli ingegneri, etc.) stanno cambiando drasticamente le loro abitudini di vita. Sarà forse che i loro standards di vita si stiano abbassando? Sarà sicuramente così. Poverini, hanno tutta la nostra comprensione. Se storni dalle loro dichiarazioni dei redditi l’iperbolica cifra pagata dal comune negli ultimi dieci anni, allora se la passano allora davvero maluccio e questa non puoi chiamarla semplicemente “crisi delle categorie professionali di Qualiano”. La parola “crisi” è un termine improprio. Qui siamo in presenza di una vera e propria carestia. Qua le vacche sono magre e qualcuna è pure morta. E non c’è niente da ridere.
Formidabili quegli anni. Le operose categorie professionali hanno trascorso anni veramente formidabili, anni nei quali il comune elargiva incarichi a destra, a manca e a sinistra e che non hanno portato nessun giovamento al benessere generale dei cittadini qualianesi, anzi. La missione principale degli adepti del nuovo e sedicente “Gruppo avvocati Qualiano”, in questi ultimi anni, non è stato quello di procacciarsi clienti (facoltosi e non) come succede normalmente tra i professionisti della parte occidentale del globo, ma quello di “votarsi” (in tutti i sensi) sistematicamente al politico di turno, Schiano in primis e poi via via tutta la marmaglia del sottobosco politico di cui amava circondarsi l’ex primo cittadino. Molti di questi signori che oggi si dichiarano indignati, nel corso degli ultimi 10 anni hanno attraversato l’intero arco costituzionale, spostandosi dalla estrema destra alla estrema sinistra, (compresa quella radical chic), con un naturalezza tale che i camaleonti stanno ancora rabbrividendo. Chi non ricorda le inquietanti (e talvolta anche losche) figure dei professionisti locali presenti sulle scale del municipio o nel bar di piazza del Popolo, pronti ad aspettare il politico di turno per fargli quantomeno da scia luminosa? Nell’ era post “Michele Nuosto” qualcuno è rimasto ancora sulle scale con la sola speranza di “avere” qualche piacere. Negli ultimi dieci anni tutti i professionisti locali hanno fatto asso pigliatutto di (quasi) tutti gli incarichi “elargiti” dalla classe politica. Di meritocrazia nemmeno a parlarne. Mica il sedicente ed anonimo gruppo ha chiesto che vengano premiati i più bravi, quelli con il curriculum più corposo o i più giovani o addirittura quelli con l’onorario più basso? Niente di tutto questo. I professionisti locali chiedono semplicemente (e in modo abbastanza ridicolo) che si stabilisca un criterio affinché loro continuino ad avere i soliti incarichi annuali e che tutto quindi torni come prima. Addirittura chiedono la convocazione di un consiglio comunale che provveda a queste ed altre scemenze e che lo stesso parlamentino locale deliberi che il “clientelismo” nella nostra città sia tutelato per legge. Sarebbe veramente un bel paradosso per gli avvocati. Ma siate seri per favore. I bravi avvocati, i geometri capaci o i gli architetti esperti il lavoro se lo creano. Oggi, e diversamente dal passato, le professioni sono state liberalizzate. Come qualsiasi altro prodotto sul mercato esse possono essere addirittura pubblicizzate e gli onorari possono essere liberamente negoziati tra le parti. Se gli operosi tecnici locali vogliono proprio avere contatti con la pubblica amministrazione vadano a fare gli impiegati o i passa carte per concorso a 1200 euro al mese, sempre che ne siano capaci. A differenza di tanti professionisti che nel passato hanno beneficiato di incarichi milionari che hanno letteralmente prosciugato le casse del comune, c’è ne sono stati molti altri che con dignità, pudore e silenzio si sono messi da tempo sul mercato “cercando” il lavoro 10/12 ore al giorno ed avendo come unico riferimento per svolgimento della propria attività, solo la propria automobile o il proprio computer portatile e non hanno avuto certamente bisogno della classe politica per sbarcare il lunario. Il sindaco, la giunta e l’intera amministrazione, ha tutto il diritto di scegliersi i propri interlocutori come meglio crede ed ha tutta la libertà (anche politica) di dare anche un indirizzo preciso a tali scelte. La connivenza tra sedicenti professionisti e classe politica, nel passato, ha prodotto soprattutto danni in questa città. Basta vedere le mega parcelle liquidate nel corso di questi ultimi anni, dove anche i normali allagamenti tra i fondi agricoli sono stati meritevoli di costosissimi incarichi professionali.


