Dopo il turbillion vissuto tra la fine di gennaio e l’inizio di questo caldo febbraio, la politica qualianese vive un momento di apparente tranquillità. Di strategie comuni di partiti e coalizioni nemmeno a parlarne e l’amministrazione di “centro-destra-sinistra” guidata da Pasquale Galdiero continua a navigare a vista. I famosi 10 pescecani che hanno firmato l’ormai celebre manoscritto di scomunica del 25 gennaio scorso, non navigano più in queste acque, anzi visto come sono andate le cose, si sono ben presto trasformati da pescecani in calamari, pronti a sacrificarsi per il “bene della nostra amata Qualiano”. La rivoluzione si è presto spenta dunque e dal possibile pareggio che è durato solo lo spazio di un mattino, la situazione si è completamente rovesciata a favore del sindaco. Già dal giorno dopo la firma del documento, Forza Italia (tranne Schiano), An ed Udc hanno trattato separatamente le loro posizioni personali nei confronti della amministrazione e del sindaco, per garantirsi al meglio sullo scacchiere della politica locale. L’unico che ha aumentato il bottino politico è stato quindi proprio Galdiero, che in un solo giorno è passato da – 2 (consiglieri) a +7, aumentando considerevolmente il personale bottino di guerra. Il doctor non ha fatto prigionieri e questa storia delle firme ha delimitato ancora di più i confini di una classe politica mediocre e di scarsa portata, formata da personaggi meschini e losche figure il cui fine ultimo non è altro che il proprio tornaconto personale. Altro che rivoluzione. “Francia o Spagna basta che se magna!”, questo l’efficace ed improbabile mot(t)o che ha mosso le coscienze degli aspiranti rivoluzionari/consiglieri qualianesi. Lo slogan non era altro che l’ouverture di riavvicinamento al potere. Nessuno di questi dieci sedicenti oppositori voleva né il commissario né tanto meno nuove elezioni, anche perché rischiano di perderle una seconda volta. E’ stato solo un modo simpatico e cortese di comunicare al sindaco che loro vogliono essere della partita. Ci sono accordi inter personali di soldi e potere che vanno al di là degli interessi di bottega. Il solo fatto che Andrea Granata, detto “L‘inafferrabile”, non sia andato all’appuntamento con il notaio per apporre l’undicesima firma, rivela chiaramente che era stato tutto già scritto ed ognuno di questo 10 personaggi in cerca d’autore, recitavano e recitano, coralmente, un copione già scritto.
La Margherita. Discorso a parte ovviamente per la Margherita. Fra equivoci, dissociazioni, comunicati stampa, finte retromarce e stupefacenti strategie politiche, il partito ha di fatto dato un mandato esplorativo al consigliere Vincenzo D’Alterio, alla luce dei fatti rivelatosi l’unico petalo con gli attributi, il quale ha avuto il difficile ed ingrato compito di traghettare il partito nei meandri del potere. L’ex ormai di tutto è stato mandato in avanscoperta ed i diellini sono arrivati “vis a vis” con il potere per la prima volta. Erano ere geologiche che questo non avveniva e ci è voluto un ex democristiano per far sì che ciò accadesse. Durante il giro esplorativo qualcuno però ha tentato di tirare lo stesso un brutto tiro a Vincenzino nostro, ma lui da vero saltatore di “salto in lungo” ha schivato tutti i colpi del fuoco amico. E’ il primo caso al mondo in cui la vedetta mandata in avanscoperta si salva mentre le truppe schierate nelle retrovia restano impallinate. Poteva succedere solo a Qualiano. Comunque bisogna anche ricordare che in tutto questo bordellone la Margherita locale ha tenuto un congresso e che tale congresso ha riconfermato il segretario uscente Biagio Napolano alla segreteria locale. Vuol dire che non c’era proprio nulla da cambiare è che va tutto bene così com’ è. Le strategie sono quelle giuste e gli obiettivi prefissati sono stati (quasi) tutti raggiunti. La mozione del segretario uscente è risultata vincente, ma il vero colpo di genio della cordata che ha riconfermato Napolano è stata l’efficace opera di sintesi e mediazione che il postale ha realizzato tra le diverse e multiculturali strategie scaturite dalle profonde riflessioni dei capoccia locali. La riunione che ha sancito l’elezione del nuovo segretario non è stato un semplice momento politico e congressuale, ma è stato un vero e proprio happening collettivo, in cui tutti hanno fatto festa. La sede della Margherita sembrava lo “Shangri-La”. E qui la festa? Tutti erano felici e tutti andavano d’accordo e nessuno in questo clima festoso e di gioia collettiva se le sentita di dire un “no” al segretario uscente. Un netto diniego poteva rompere l’armonia generale. Un vero e proprio colpo di genio dunque e Biagio Napolano è stato eletto segretario a furor di popolo. Che “capa”, che colpaccio. Comunque il dibattito fra i diellini resta aperto e fra una scazzottata e l’altra gli autorevoli dirigenti cercano anche di prendere qualche decisione sulla tortuosa strada da percorrere. Nel consiglio comunale di giovedì prossimo si dovrebbero concretizzare gli otto mesi di duro lavoro “mediatico” e la Margherita, che già sta partecipando alle riunioni di maggioranza, dovrebbe ufficializzare proprio nell’assemblea di piazza del Popolo, l’approdo sulle tranquille sponde galdieriane. In questa sede dovrebbe uscire anche il nome del nuovo assessore. Dall’entourage di Mancino però fanno sapere che l’ex candidato sindaco del centrosinistra,“per forza maggiore”, non ci sarà. Come si vede il colpo di teatro non manca mai e come al solito l’ingegnere manca sempre nei momenti più importanti. C’è sempre qualche motivo “più urgente” che gli fa perdere l’appuntamento con la politica e con la storia. E’ successo nelle trattative pre elettorali ed in quelle post elettorali ed in tanti altri momenti importanti delle vita politica locale. E c’è da scommettere che accadrà ancora. Anche non scegliere mai è una scelta ben precisa.
L’Udeur ed il canto delle sirene. Anche nel partito di Mastella il dibattito resta aperto. Dopo il furore ed il fervore iniziale seguito alla uscita dal governo cittadino, anche nel partito del campanile si è avviato un dibattito fra le diverse anime, dibattito che dovrebbe riportare l’Udeur in maggioranza. Per ora solo Castaldo tiene duro e ribadisce la sua personale linea di rimanere all’opposizione, ma il resto del partito sembra disponibile ad incontrare il sindaco per programmare un rientro a tappe. Per ora nessuno ancora si è ufficialmente scoperto e le riunioni tra la sede di via Santa Maria a Cubito e quella in via del Pesce si susseguono frenetiche. Il canto delle sirene del potere è troppo forte ed alcuni dirigenti uderini non sono né sordi nè scemi e quindi potrebbero azzardare una clamorosa marcia indietro. La tentazione del potere è troppo forte e cinque anni di opposizione li farebbe solo esplodere. Se questo dovesse accadere all’opposizione resta solo Michele Schiano. Ed allora tutti davvero canteremo uniti in coro: “Michele torna, sta casa aspetta a ttè”.

