«Tutti devono morire». E’ quanto ha affermato da un assistente sociale dell’ASL CE/2 nel rifiutare la richiesta di rimodulazione di budget di cura della signora Felicia Barbato, costretta per sedici ore al giorno ad un letto per consentirle una respirazione forzata, dato che è affetta dalla Sindrome di Distrofia Muscolare, la stessa malattia di cui era affetto il noto Piergiorgio Welby (che ottenne la morte con lo spegnimento dell’apparecchiatura che lo manteneva in vita). Quello della signora Felicia rischia di diventare il nuovo caso nazionale e rimette al centro del dibattito politico e sociale il tema dell’eutanasia e dell’accanimento terapeutico. Per la donna si è svolta sabato pomeriggio, nelle strade della città aversana, la “Fiaccolata della Solidarietà: salviamo Felicia”. La manifestazione è stata organizzata dal Comitato genitori del Carratù, centro per disabili presso il quale Felicia è ricoverata.
Occorreva dare una scossa, un segnale forte per risvegliare la città. Questo l’obiettivo dei genitori dei 33 disabili del Carratù. Obiettivo ampiamente raggiunto considerando le numerose adesioni alla Fiaccolata della Solidarietà e l’opera di sensibilizzazione svolta con oltre 3 mila volantini distribuiti alla popolazione aversana. Alla manifestazione hanno aderito tra le 250 e le 300 persone, numero che sarebbe stato ben più alto in caso di condizioni meteorologiche favorevoli. Al lungo corteo, che si snodava lungo il centro storico della città, hanno preso parte anche il primo cittadino Ciaramella, il senatore Giuliano, il consigliere regionale Sagliocco, l’assessore alle politiche sociali Dello Vicario e i consiglieri Galluccio e Della Valle. I genitori si sono dati appuntamento alle ore 16:30 presso l’Arco dell’Annunziata di Aversa ed hanno proseguito civilmente la loro protesta fino al Parco Pozzi. Tra gli illustri partecipanti figurava la stessa signora Felicia, presente nonostante le sue precarie condizioni di salute. La signora Andreozzi, genitore autorevole del per l’andamento della manifestazione: «Abbiamo contattato tutti i rappresentanti delle istituzioni italiane, dal Presidente della Repubblica al Ministro della Sanità, dai leaders politici dei maggiori partiti a tutti i sindaci dei 43 comuni del territorio afferente l’ASL CE/2. Ma oggi la risposta forte l’hanno data gli aversani che con la loro adesione hanno detto basta, la misura è colma. Questa direzione Generale se non è all’altezza del suo compito vada a casa. E’ stato difeso il diritto alla vita, il diritto alla salute duramente minacciato dalle inefficienze e incapacità e dalla scarsa volontà di talune persone operanti all’interno dell’Azienda Sanitaria Normanna che pensano solo a fare politica».
«L’ASL CE/2, nel verificare il budget di cura per la signora Felicia, non ha effettuato nessuna visita medica come invece avrebbe dovuto fare» – continua la signora Andreozzi. « L’ultima visita medica effettuata dall’ASL CE/2 risale ad inizio settembre 2006 dopo che la signora Felicia aveva sporto regolare denuncia presso il Commissariato di Pubblica Sicurezza di Aversa. Invece dall’ultimo certificato medico di Dicembre 2006 del II Policlinico di Napoli si certifica un aggravamento dello stato di salute della signora Felicia. In nessun modo può essere giustificato quanto detto dall’assistente sociale dell’ASL CE/2 che cosciente della grave situazione di salute della signora Felicia ha esclamato “tutti devono morire” ed ha così giustificato la mancata rimodulazione del budeget di cura ed offeso gravemente la signora Felicia. Per questi motivi sia il responsabile del distretto sanitario Dott. Di Girolamo sia l’assistente sociale dell’ASL CE/2 meritano un provvedimento disciplinare».
Commoventi le parole della signora Felicia nel corso della conferenza stampa, organizzata in mattinata nell’auditorium dell’ex macello comunale :« Prima del caso di Piergiorgio Welby non conoscevo il mio futuro e la gravità della mia malattia, la sindrome della Distrofia Muscolare dei Cingoli. Ora che la conosco mi chiedo e vi chiedo, con queste persone incompetenti che sono all’ASL CE/2, che fine devo fare? A chi devo affidarmi? Tutti sanno che le malattie non si scelgono, ti colpiscono, e la mia è una condizione difficile da vivere, ma all’ASL CE/2 me la rendono insopportabile ed impossibile da vivere».
Ma non è solo il caso della signora Felicia a far discutere ma bensì al centro di aspre polemiche tra i consiglieri di maggioranza ed opposizione e l’ ASL CE/2 c’è soprattutto l’ inadeguata gestione del centro Carratù. I 33 genitori del centro per disabili si battono oramai da ben due anni per evitare la chiusura della struttura, arrivando finanche ad esporre nel settore distinti dello stadio San Paolo di Napoli, in tutte le partite in casa, uno striscione con su scritto: “Salviamo il Carratù”.
Il signor Errico Vitale, uno dei genitori del Carratù, afferma: «Quanto avviene ogni giorno presso l’ASL CE/2 è terribile. Noi genitori del Carratù, organizzeremo manifestazioni di protesta per Aversa. Protesteremo presso la Regione Campania, ricorreremo al TAR ed al Tribunale dei Diritti del Malato, chiederemo l’intervento del Presidente della Repubblica Napolitano, del Cardinale Sepe, del sindaco di Aversa Ciaramella e dei sindacati. Il Centro Carratù è l’ultima speranza per quanti vedono i propri diritti calpestati dall’ASL CE/2. E’ arrivato il momento che la città si svegli e ogni cittadino faccia la sua parte per difendere il diritto alla vita, il diritto all’assistenza, il diritto alla salute, i servizi assistenziali, Ospedale Moscati compreso».
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