HomeVarieGIUGLIANESE TRA MARGINALITA' E SVILUPPO: LA NUOVA SFIDA DEI FONDI EUROPEI

GIUGLIANESE TRA MARGINALITA’ E SVILUPPO: LA NUOVA SFIDA DEI FONDI EUROPEI

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Lo scorso 16 marzo, la Regione Campania ha approvato i programmi operativi della nuova programmazione 2007-2013 per un totale di 14,5 miliardi di euro (compresi 4,6 miliardi di euro di fondi FAS). Al momento, se ne conosce solo una presentazione generale, mentre si attende la pubblicazione dei documenti sottoposti a Bruxelles per l’approvazione. Sembra chiaro, in ogni caso, che il 40% delle risorse sarà destinato a Grandi programmi e/o Grandi progetti e che i comuni con più di 50.000 abitanti avranno una sub-delega per Programmi di riqualificazione urbana. Nessuna parola, almeno nella presentazione generale, viene spesa per i PIT, i Programmi integrati territoriali che erano al centro del Por 2000-2006. Intanto, si parla di 1.144 progetti censiti dal “Parco progetti” istituito qualche mese fa dalla stessa Regione e di un elenco di Studi di fattibilità che, naturalmente, considerate le premesse, faranno la parte del leone nei primi mesi di applicazione dei nuovi programmi. Al momento, entrambi gli elenchi non sono stati diffusi e sono al vaglio del nucleo di valutazione regionale. Come è noto, l’area giuglianese è destinataria di un PIT sul Por 2000-2006 e di un’Agenzia di sviluppo locale che la Provincia di Napoli ha appena approvato. Probabilmente, i comuni di Giugliano e Marano, che hanno una popolazione superiore a 50.000 abitanti, saranno destinatari della misura relativa ai programmi di recupero urbano, mentre non è ancora chiaro il destino del PIT giuglianese. Del resto, il documento strategico regionale si rifà ampiamente al PTR, il Piano territoriale regionale, dove l’area giuglianese è stata individuata come sistema territoriale a dominante rurale-manifatturiera. Mentre il PSR, il piano di sviluppo rurale, della regione Campania ha individuato la stessa area giuglianese fra le “aree urbanizzate con forti preesistenze agricole e diffuse situazioni di degrado ambientale”. Nell’attesa di conoscere e di analizzare i nuovi programmi operativi nel dettaglio, possiamo solo riconoscere, come fa la stessa presentazione generale diffusa dalla Regione, la “sfasatura tra la programmazione della spesa e l’attuazione dei progetti” e lo facciamo con una certa preoccupazione, perché non conosciamo ancora bene i progetti sui la Regione punta nell’immediato per ridurre quella sfasatura, mentre vediamo una certa complessità in una programmazione integrata multifondo basata su analisi territoriali condotte a tavolino, senza conoscere bene i vari territori regionali. A queste difficoltà, la Regione ha risposto con un tentativo in extremis di evitare dispersioni e concentrare le risorse, puntando sui Grandi Programmi e i Grandi Progetti. Risposta con la quale la Regione ha cercato di venire incontro alle forti critiche emerse dalle categorie produttive, in particolare dalla Confindustria, ma che, difatti, si rivela un accentramento di poteri e, quindi, di spesa, direttamente nelle mani della presidenza della Regione. Nel quadro attuale, è difficile non condividere le preoccupazioni del deputato diessino Nicola Rossi, più volte espresse sul Corriere del Mezzogiorno, riguardo a una programmazione troppo irrigidita sulle procedure, complicatissima nell’attuazione, priva di strategie sostanziali e di una severa e obiettiva valutazione dei soldi spesi finora oppure dello stesso presidente regionale della Margherita, Ciriaco De Mita, che ha evidenziato l’enormità di risorse spese finora senza risultati adeguati alla gravità dei problemi della Campania e che ha criticato fortemente l’accentramento della gestione voluto da Bassolino. Noi speriamo che, come la strategia regionale ha sempre sostenuto, i territori restino il nucleo centrale dei programmi di sviluppo e che con o senza i PIT, i finanziamenti per lo sviluppo strutturale e la coesione sociale sappiano mobilitare le energie dal basso, quelle della società attiva che produce e cresce nonostante le innumerevoli difficoltà quotidiane e che aspetta un aiuto, forse meno cospicuo in termini finanziari, ma certamente più fattivo in termini concreti e che resta quello di una pubblica amministrazione più vicina e di una criminalità più lontana. Il giuglianese, con i suoi 262.508 abitanti (1 gennaio 2005), resta un’area fortemente depressa, con tassi di occupazione intorno al 30% (il più alto è di Giugliano con il 32,64 mentre il più basso è di Qualiano con il 29,5), tassi di disoccupazione intorno al 31% (più basso a Giugliano con il 29,9 e più alto a Qualiano con il 38,9) e tassi di disoccupazione giovanile intorno al 71% (più basso a Giugliano con il 69,5 e più alto a Mugnano con il 75,4). Una depressione, però, che certamente nasconde risorse disperse e mal utilizzate, piccole imprese che producono e giovani pieni di aspettative. Da qui può venire lo sviluppo, da qui è possibile spezzare il circolo vizioso della marginalità che affligge da molto tempo il giuglianese.

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