HomeVarie«IL CORAGGIO DI INDIGNARCI»

«IL CORAGGIO DI INDIGNARCI»

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Le parole non bastano. E neanche le lacrime. Stavolta non c’e’ il corpo di un rapinatore improvvisato sotto il lenzuolo bianco. E nemmeno quello del ragazzino temerario che il casco proprio non vuole metterselo. Lì – in Via Vicinale Amodio, a metà strada tra Licola e Varcaturo – si piange la morte di una donna innocente: Pietra Calanna, 52 anni, uccisa per difendere la sua auto da un tentativo di rapina.

La notizia mi ha raggiunto in Galizia, nord-ovest della Spagna, dove – un po’ per studio, un po’ per esilio – mi trovo da sette mesi. Alle 11 mi ha telefonato un’amica francese: «Parlano di Giugliano alla televisione, il tuo paese», mi ha detto con il suo accento graziosissimo. «Solite storie di camorra – le ho risposto – non ci voglio nemmeno pensare». E invece no. Qualche ora piu’ tardi, aprendo le pagine internet dei notiziari italiani, ho letto quello che non avrei mai voluto leggere: una donna, una mamma, uccisa dalla furia di banditi senza cuore. E ho pensato che lì, in quella situazione, potrebbe esserci finita mia madre, mia sorella, uno qualsiasi dei miei amici. Perché la banalita’ della morte e il disprezzo per la vita – lì dove sono cresciuto e dove ho lasciato affetti e ricordi – non riguardano solo i camorristi, i delinquenti, ma tutti noi.

E come ogni qualvolta che mi trovo di fronte a un fatto del genere, la prima cosa che mi sono chiesto è: che cosa posso fare io? Che cosa possiamo fare tutti noi? Giornalisti, professionisti, amministratori, studenti, operai, gente perbene. Che possiamo fare? Possiamo iniziare con l’indignarci, per esempio. Ricordando l’invito di Martin Luther King: «Io vi scongiuro di essere indignati». Perché il nemico principale, il più insidioso, il più tenace da battere non è la camorra, bensì l’indifferenza, che della camorra è ancella e sorella, precondizione e garanzia di sussistenza. Tutti i morti innocenti, della criminalita’ organizzata e della criminalita’ comune, ci lasciano un obbligo morale e una una preghiera. Quella stessa di Martin Luther King, di avere la forza e il coraggio di indignarci. Ma ci indicano anche uno strumento con cui fare fronte a questo difficile compito: l’impegno della memoria, la memoria come impegno. Ricordare e non dimenticare quello che è accaduto questa mattina in via Vicinale Amodio è un obbligo morale per tutti noi. Perché i «mai piu’» che ascolteremo e leggeremo nelle prossime ore non restino soltanto belle parole.

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