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QUEI GIORNI
A SANTIAGO

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A Santiago, nord-ovest della Spagna, sono i giorni della festa. Si celebra il santo patrono e la città è strapiena di turisti. Dovrei essere felice, qui ho trovato quello che cercavo: il tempo per studiare, riflettere, divertirmi, conoscere. Nuovi amici, nuove esperienze, nuove motivazioni. Dovrei essere sereno. Eppure non ci riesco. Perché quando sento i miei, quando parlo con gli amici di sempre, quando leggo i giornali della mia terra, dimentico tutto. Dimentico dove sono, cosa sto facendo, i nuovi amici non esistono. E nemmeno le nuove esperienze. Non riesco neppure a parlare spagnolo. Ripiombo lì, col pensiero, in mezzo al nuovo incendio di rifiuti. Mi tremano le mani. Sono a fianco all’ultimo cadavere della guerra di camorra. O negli uffici della polizia commentando il fatto di cronaca del giorno. E’ un flash. Nella redazione di InterNapoli ci diamo da fare, litighiamo, prepariamo il nuovo speciale, io come al solito alzo la voce. Ho la bocca secca. Fa caldo, a Napoli. Mamma non fa altro che parlarmi del caldo, dei pomeriggi senza un filo d’aria. Non come qui dove giriamo ancora con l’ombrello. Che giostra matta, la testa. Sono a Casacelle, Giugliano, al quinto piano di uno di quei palazzoni grigi e senza ascensore che toglie il respiro solo a guardarli. Si piange un giovane rapinatore ammazzato da una guardia giurata. E-mi-lasci-io-non-c’entro-niente-sto-solo-facendo-il-mio-lavoro. Il tizio che mi tiene per il bavero, a quindici centimetri da terra, è un armadio. Ho violato la privacy, il dolore, dice. E non vuole sentire ragioni: devo pagarla. A Casacelle non c’è il mare. E nemmeno a Qualiano, dove però riesco a intravederlo dalla terrazza di casa. Ho la pelle d’oca quando riguardo il mio mare. E il sangue ribolle a pensare che l’hanno rovinato. Rivedo il mio paesello malinconico, di notte quando non ci sono i motorini che sfrecciano senza casco e sembra addirittura un posto normale. Mi incazzo da solo quando ripenso alle contraddizioni, ai camorristi che hanno avvelenato le mie campagne.

Eh sì, proprio matta questa testa. Ho anche le allucinazioni. Risento le urla da un piano all’altro. Rivedo le donne, forti e coraggiose, passionali e veraci. E gli uomini, galanti e furbi intelligenti e filosofi. Ci sono anche i vecchi, che ricordano con allegria, che si lamentano col sorriso, che non soffrono per i tempi, loro che sembrano più giovani di noi che siamo vittime del disagio e ci perdiamo la vita.

Ecco, suonano alla porta. Basta pensare. Meglio uscire, oggi a Santiago c’e’ il sole.

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