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FUMI DI PAROLE

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Ancora! Ancora quelle colonne di fumo che salgono dalla zona ASI e che sporcano l’azzurro cielo rendendo l’aria irrespirabile. Mi lacrimano gli occhi. Non so se per il contatto con quest’aria inquinata o per il dispiacere di vedere la mia terra ancora una volta violentata e offesa. Prendo il cellulare compongo il numero 112 e la solita voce mi dice che manderanno agenti per una verifica. Questo mese ho effettuato 22 chiamate al 112. Il cielo continua ad annerirsi, ora l’odore è più acre. Mi sembra di ricordare di aver visto scene del genere in televisione. Cerco di ricordare. Si, ecco, ci sono! Era il sabotaggio dei pozzi petroliferi in Iraq. Ma la situazione in Iraq è completamente diversa. Lì c’è la guerra e certe azioni si comprendono. Qui da noi non c’è la guerra. Oppure si! Forse c’è un altro tipo di guerra, più logorante, più sottile, che provoca morti a lungo termine. È la guerra del malcostume criminale di quelli che accendono i copertoni e schifezze varie provocando danni irreparabili all’ambiente e alle persone. È la guerra dell’indifferenza e del silenzio complice delle Istituzioni che dovrebbero difendere e tutelare l’ambiente e i suoi abitanti, ma che non riescono a prendere in considerazione, né tanto meno ad arrestare un fenomeno divenuto ormai prassi quotidiana. È la guerra dell’indifferenza della gente che non sa ribellarsi al senso di assuefazione che la pervade. È la guerra. Una guerra combattuta fin dai primi anni ’90 con denunce, manifestazioni, dibattiti, interventi giornalistici e televisivi, incontri con ministri e onorevoli.

Devo chiudere le porte e le finestre, nonostante il caldo eccezionale di questa serata. Ma ormai è dalla scorsa primavera che dobbiamo stare barricati in casa. Prima per gli odori nauseabondi del percolato di Cava Riconta, poi per i roghi dei cassonetti dei rifiuti, ora per i fuochi dei pneumatici e dei fili di rame. È la guerra. Davanti alla mia cucina ho un terrazzo che in primavera mia moglie ha adornato di nuove fioriere. È venuto davvero grazioso. Non sono ancora riuscito a cenare una volta fuori. Ho più volte pensato di invitare a cena su quel grazioso terrazzo degli amici di Napoli, ma ho sempre cambiato idea a causa dei fuochi serali. Stiamo cambiando le nostre abitudini. È la guerra.Il ricordo va ad altre estati, non tanto lontane, durante le quali i cortili, i terrazzi e i balconi delle nostre case erano affollati da persone che godevano del fresco della sera prima del ristoro notturno. Rumori di posate e di stoviglie provenienti da questi luoghi davano alla sera un’anima, una vita, un senso. E il ricordo si spinge fino a quelle notti estive durante le quali le finestre rimanevano spalancate in cerca del fresco e soporifero venticello che favoriva il bagnato sonno. Ora le finestre dobbiamo averle ermeticamente chiuse anche per la paura delle bande dei ladri che si introducono nelle nostre case, nelle nostre stanze da letto, rubano le chiavi delle nostre auto, e poi ci chiedono “il cavallo di ritorno”. Ma questa. è un’altra guerra!

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Ho finito di cenare e guardo distrattamente la TV. Esco sul balcone per odorare l’aria. Non c’è più quella puzza intensa di copertoni d’auto, ma ho la sensazione che nell’aria sia rimasto un pulviscolo che sento sulla pelle e nelle narici. Mi arrabbio! Sono costretto a respirare quest’aria inquinata e non posso fare niente. Mi sento violentato. Violentato nei diritti, nel diritto alla vita. E penso a quanti morti questa assurda guerra ha fatto, morti di cancro. Penso a Sara, a Michele, a Carlo, a Salvatore, a Peppino, a Luisa, a Lucia., alla loro giovinezza spezzata. Penso a quanti altri morti i fumi di questa sera, di domani, di dopodomani, ancora provocheranno. Mi viene in mente una poesia di Eugenio Montale dal titolo Soldati che recita: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. È la guerra! Ma io non voglio più starci in questa guerra, sono troppi gli anni che combatto contro un nemico che non riesco a vincere. E non vedo all’orizzonte nemmeno la prospettiva di un armistizio. Non voglio più combattere, ho voglia di disertare!

Ho affidato questi miei pensieri alla memoria del mio computer. Vado al letto con la voglia di dormire, anche se sarà difficile. L’indomani mi sono alzato. Un caldo bestiale. A metà mattinata una nuvola di fumo proveniva dalla discarica Al.ma. Solite telefonate al 112, al 115, al sindaco di Qualiano, ai vigili urbani. Si era incendiata una parte della discarica. E’ la guerra che continua.cinica e impietosa!

LETTERA FIRMATA

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