C’è un dipendente del Comune di Qualiano a cui penso spesso nelle ultime settimane. Lavora all’ufficio anagrafe, dove – forse per l’età – gli riguardano un certo rispetto. Penso a lui perchè, ai mei occhi, rappresenta un esempio di come la pubblica amministrazione possa andare davvero male, dalle nostre parti. Penso a lui perché l’approsimazione e la superficialità con cui lavora mi è costata tante ore di fila, un semi-interrogatorio da parte della polizia, tanto nervosimo. Grazie a lui ho anche rischiato di perdere un aereo.
I fatti. Ero all’aeroporto romano di Ciampino, lo scorso mese di giugno, in partenza per Santiago. Avevo trascorso qualche giorno a casa, per l’anniversario dei miei genitori. Con me avevo solo la carta di identità: non serve altro per viaggiare in Europa, e per questo avevo lasciato il passaporto in Spagna. Al check-in, la gentilissima operatrice mi fa notare che la mia carta d’identità è palesemente manomessa, che la data di scadenza è stata corretta con un bianchetto (ed è oltretutto sbagliata), e non c’è nessun timbro sulla foto. La mia reazione è di stizza: «Che colpa ne ho io? Parli col Comune che l’ha emessa». Impassibile l’operatrice: «No, tranquillo. Spiegherà tutto lei, alla polizia». I successivi venti minuti difficilmente li dimenticherò. Tre uomini in divisa mi chiedono insistemente se sia marocchino (io che ho la pelle scura), che faccio in Italia e che vado a fare in Spagna. Più io rido (e chi non avrebbe riso?) più loro si innervosiscono. E mentre rido (ma solo per nascondere la rabbia), penso al caro dipendente dell’ufficio di Qualiano che ha emesso la mia carta di identità. Risparmio i particolari.
Accertato che sono italiano, che col Marocco non ho nulla a che fare, e che la carta di identità non l’ho manomessa io ma l’ufficio anagrafe del mio Comune di residenza, l’operatrice di volo mi lascia partire. Non senza la ultima battutta: «Ringrazi Iddio che va a Santiago. Perché se fosse in partenza per Londra, l’avremmo lasciata a terra». E così mi tocca ringraziare anche Iddio, io che non credo in nulla.
Ma non é tutto. Al mio arrivo in Spagna, penso di potermi dimenticare della carta di identità, dei poliziotti che credevano fossi marocchino, del dipendente del Comune di Qualiano. In Spagna, io, ho il passaporto. Che pero’ scade di lì a due mesi, pochi giorni dopo il programmato arrivo in Cataluña. Volo di andata assicurato, dunque, ma non quello di ritorno. Eccomi dunque a Barcellona, in fila da due ore davanti al consolato italiano dove cercherò una soluzione per tornare. Col pensiero fisso al caro dipendente del Comune di Qualiano.
Morale? Nessuna morale, per carità. Cosi è se vi pare, come diceva il buon vecchio Pirandello.
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