Stangata anche in appello per i nuovi narcos dell’hinterland napoletano. Capi e gregari del clan Piacente-Rega con base nelle 219 di Brusciano, dopo la colossale retata del novembre 2023, sono passati per il giudizio di secondo grado che ha rideterminato alcune pene non facendo mancare sorprese dinnanzi ai giudici della Corte d’appello di Napoli (IV sezione).
Alla maggior parte degli imputati sono state concesse le circostanze attenuanti prevalenti sulle aggravanti nonché il vincolo della continuazione. Queste le condanne: Giovanni Accietto, 5 anni; Giuseppe Aversano, 3 anni e 4 mesi; Alberto Carillo, 1 anno e otto mesi; Luigi Broegg 7 anni e otto mesi; Ilaria Cangiano 10 anni e sei mesi; Ciro Casolaro 1 anno e cinque mesi; Siria Castaldo, 3 anni e sei mesi; Mario D’Amore, 7 anni e 11 mesi; Vincenzo D’Angelo, 7 anni e 11 mesi; Tiziana De Donato che, rispetto ai 18 anni del primo grado vede la sua pena ridursi a 12 anni.
Per la donna è stata esclusa la qualifica di capo e promotore in accoglimento delle argomentazioni della difesa rappresentata dall’avvocato Leopoldo Perone e dall’avvocato Isidoro Spiezia; Vincenzo De Donato, 7 anni; Martina Del Giudice, 8 anni e otto mesi; Ciro De Luca, 8 anni e dieci mesi, Vincenzo Fusco, 2 anni e 2 mesi; Francesco Guadagno, 4 anni e 3 mesi; Raffaele Guadagno, 7 anni e sei mesi; Sharon Guadagno, 7 anni e 5 mesi; Angelo Ildebrante, 2 anni; Carmine Ischiero, 8 anni e otto mesi; Miriam Lanza, 3 anni e 2 mesi; Costantino Magrelli, 8 anni e otto mesi, la sua posizione è stata riqualificata da promotore e mero partecipe. Magrelli, difeso dall’avvocato Rocco Maria Spina, è passato dunque dai 18 anni inflitti in primo grado ad 8 anni e otto mesi di appello. Carmelo Mastrojanni, 7 anni; Francesca Maurano, 8 anni; Arturo Nardi, 1 anno e due mei; Donato Nembrotti Menna, 6 anni; Immacolata Pistuggia, 7 anni e due mesi; Savio Russo, 13 anni; Carmelo Solina, 8 anni; Mario Solina, 13 anni; Adriano Vitagliano, 7 anni.
La moglie del boss Piacente
Tra loro spiccavano Tiziana De Donato, moglie di Bruno Piacente, ras indiscusso dell’organizzazione dedita allo spaccio e già da tempo in carcere. Era lei il dominus, in sostituzione del marito. Il giro d’affari intorno alla piazza di spaccio della 219 di Brusciano, ritenuta una delle più attive e fiorenti della Campania, era di centinaia di migliaia di euro e lo dimostrava chiaramente il tenore di vita lussuoso, delle famiglie che la gestivano: auto costose, arredamenti di lusso, viaggi da mille e una notte, feste sontuose, abiti griffati, gioielli e investimenti importanti in attività commerciali e edili. Un lusso volutamente ostentato, utilizzato per mostrare il potere detenuto e intimidire i residenti, ai quali era persino precluso il libero accesso alle proprie abitazioni.

